L’ultima follia guerrafondaia del Pentagono: “Ecco cosa faremo se l’Ucraina perdesse”

E ora il Pentagono fa candidamente sapere che se Kiev dovesse perdere la guerra, allora la Nato dovrebbe entrare in guerra con la Russia. La notizia si trova su tutti i principali e più venduti quotidiani. Vorrei candidamente invitarvi a riflettere sulla mortificazione di ogni logica presente nella dichiarazione poco anzi riportata.

Perché mai, in effetti, la Nato dovrebbe entrare in guerra con la Russia se il guitto Zelensky perdesse la guerra con la Russia stessa? Forse che l’Ucraina è nella Nato o nell’Unione Europea? Non ci risulta, salvo errore. Certo, Washington e Bruxelles si stanno da tempo adoperando a ciò che Kiev entra nella NATO e nell’Unione Europea, ma per ora ancora non è accaduto. Per fortuna, mi permetto anche di sottolineare.

Dunque, perché mai la Nato dovrebbe entrare in guerra con la Russia, se Kiev dovesse perdere? La sola risposta che ci viene spontanea fornire è quella che segue. La Nato dovrebbe entrare in guerra con la Russia perché in realtà è quello che vuole già da tempo. Di più, si tratta di una scelta, per così dire, preordinata.

A tal punto che sembra per più versi che l’Occidente liberal-atlantista sta cercando in ogni guisa di trovare il casus belli e di giustificare, presso l’opinione pubblica millimetricamente manipolata, una guerra con la Russia, forse già decisa da tempo dalla civiltà dell’hamburger. Un po’ come il lupo della favola con l’agnello, ricordate? L’agnello viene accusato dal lupo di rendergli torbida l’acqua, benché l’agnello sia a valle e il lupo a monte. Alla fine il lupo decide comunque di aggredire l’agnello, anche se tutte le ragioni dispiegate si sono rivelate false e inconsistenti.

Ebbene, ci raccontano da settimane che la Russia è pronta a invadere i paesi baltici e la Nato, senza mai fornire, per quel che ne sappiamo e salvo errore, il benché minimo straccio di prova. Sembra allora davvero che se le stiano inventando tutte per indorare la pillola e per preparare l’opinione pubblica a una sorta di guerra preventiva, presentata come necessità ineludibile al cospetto di una Russia desiderosa, ci ripetono con zelo, di invadere e di occupare l’Occidente. A noi dopo tutto, sembra che le cose stiano in maniera diametralmente opposta.

È la civiltà dell’hamburger che fin dagli anni 90, venuta meno l’Unione Sovietica, sogna di ridurre la Russia a sua colonia. Cosa che peraltro sembrava stesse realmente accadendo con Gorbaciov prima e con Eltsin dopo. L’inimicizia nei riguardi di Putin origina proprio dal fatto che quest’ultimo ha cambiato rotta rispetto ai suoi dovuti predecessori, e ha preso a difendere le ragioni di una Russia indipendente e sovrana, indisponibile alla sottomissione alla civiltà a stelle e strisce del dollaro.

Vedremo gli sviluppi, mentre la situazione risulta tutto fuorché rassicurante. E noi dobbiamo sperare, oggi più che mai, in una Russia e in una Cina forti e sovrane, indipendenti e unite, capaci di resistere insieme all’imperialismo di Washington e di mantenere dunque viva l’idea di un mondo multipolare.

Questo è lo scenario nel quale ci troviamo e se davvero la civiltà del dollaro con le sue colonie di completamento tra cui l‘Italia dovesse dichiarare guerra alla Russia, allora sapremmo che si tratta di un rinnovamento della nota favola del lupo e dell’agnello di cui dicevamo. Alla fine, il lupo, dopo aver cercato di argomentare e di giustificare la propria aggressione premeditata, aggredisce comunque l’agnello, anche senza che si desse in realtà alcuna ragione per farlo.


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