Il Presidente del Consiglio Mario Draghi si è dimesso. In questi giorni di attesa, prima che la decisione fosse resa ufficiale, abbiamo visto la maggioranza sgretolarsi partendo dal M5S. Il non voto in Senato da parte non solo dei pentastellati ma anche del “centrodestra di governo”, come hanno continuato a definirsi fino all’ultimo Lega e Forza Italia, ha certificato la fine delle larghissime intese. La fiducia è passata ma con soli 95 voti favorevoli: il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Un numero esiguo per proseguire il cammino del governo.

Intanto i partiti sono a soqquadro. Dopo la Gelmini, anche Renato Brunetta dice addio a Forza Italia. In molti si interrogano sul futuro dell’Italia. Il Presidente della Repubblica non ha ancora sciolto le Camere ma i partiti già si preparano al voto mentre c’è grande attesa nel Paese su quale sarà la data nella quale saremo chiamati a votare.

Marco Antonellis, retroscenista politico, ha dato un importante spunto di riflessione riguardo la situazione: “La maggioranza, da quando è stato eletto Mattarella per il bis al Quirinale, non c’era più. A Draghi non è andata ne su ne giù che Mattarella ha accettato il bis, perché se in quella fase Mattarella non avesse accattato la proposta dei partiti probabilmente l’unico nome rimasto sarebbe stato quello di Mario Draghi. Quindi aveva già preso la prima umiliazione. Da quel momento i rapporti con Conte e Salvini diventano pessimi e la cosa è del tutto reciproca”.

“Draghi ha detto quello che diceva sempre, non ha voluto cambiare impostazione. Il tema è un altro fondamentalmente: la maggioranza, da quando è stato eletto Mattarella per il Bis al quirinale, non c’era più.

A Draghi era stato fatto credere che ‘dai una mano al paese per qualche mese dopodiché il Quirinale è tuo’, così non è andata. A Draghi non è andata ne su ne giù che Mattarella ha accettato il Bis, perché se in quella fase Mattarella non avesse accattato il Bis proposto dai partiti probabilmente l’unico nome che rimaneva era quello di Mario Draghi. Quindi aveva già preso la prima umiliazione, i rapporti con Conte e Salvini da quel momento diventano pessimi e la cosa è del tutto reciproca. Da lì comincia ad incrinarsi la situazione, fino all’epilogo di ieri.

Mattarella avrebbe fatto piacere che Draghi continuasse il più possibile anche per un altro motivo: Draghi che torna a disposizione, a riserva della Repubblica, fa paura allo stesso Mattarella perché adesso, quando andrà al potere verosimilmente un leader di centrodestra a Palazzo Chigi state tranquilli che Europa e Stati Uniti faranno di tutto per poter gestire questa fase del paese – per poter blindare il paese all’interno dell’asse atlantico – faranno di tutto per spingere Draghi al Quirinale. Anche perché adesso si vota con un nuovo parlamento, quindi c’è il taglio dei parlamentari, quindi qualcuno comincerà a dire che Mattarella è stato eletto dal vecchio parlamento e quindi c’è un fatto di opportunità istituzionale. Potrebbe diventare un rischio per Mattarella, qualcuno potrebbe chiedergli di farsi da parte”