I portuali di Trieste non ci stanno: sciopereranno contro il Green pass. Il rifiuto di mostrare il certificato verde sta divampando in diverse parti di Italia, alla vigilia dell’obbligatorietà nei posti di lavoro alcuni settori dicono ‘no’ e lo urlano a gran voce.

La protesta in questo caso ha radici ben piantate a terra: i tamponi sarebbero stati gratuiti per i lavoratori del porto triestino, ed è proprio per questo che la maggior parte di loro ha deciso di porre un freno alla situazione. La differenza tra vaccinati e non, oggi diviene sempre più marcata e i portuali rispondono con un secco ‘no’ che può costare caro all’esecutivo.
Stefano Puzzer, Membro del Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste (doppiamente vaccinato) è in prima linea contro quella che secondo lui è una presa di posizione più che illecita.
Cosa aspettarsi in previsione delle prossime giornate? “Non entrerà e non uscirà nessuno” e aggiunge “Noi ci siamo sostituiti allo Stato e ci siamo presi carico delle responsabilità di lottare anche per tutti i lavoratori italiani”.

Ma fin quando durerà questo blocco totale? Stefano Puzzer ce lo ha spiegato a Lavori in Corso.

Sciopero dei portuali

“Non penso che siamo gli unici, penso che siamo i primi che hanno iniziato questa lotta. Noi siamo determinati, in questo periodo abbiamo sentito e visto che non si riusciva a trattare in nessun modo. Non ci sembra giusto che i nostri colleghi non vengano a lavorare.

Io sono un vaccinato, in questi due anni ho lavorato fianco a fianco con i miei colleghi mettendo a repentaglio la mia incolumità e la loro. Eppure adesso vengono lasciati a casa. Per me la solidarietà è il primo valore che esiste e non ci va di mollare”.

Blocco operatività

“Cosa succede da domani? Non potrebbe entrare chi non ha Green Pass e, siccome secondo noi è una cosa sbagliatissima, non entrerà e non uscirà nessuno.

Il blocco non servirebbe nemmeno: a me piacerebbe vedere uno che si mette lì sulle porte a controllare il Green Pass, con il porto di Trieste attivo comunque. I non vaccinati sono il 40%, i lavoratori che la pensano come me sono circa 800/850. Secondo me c’è un problema grosso di fondo: c’è una discriminazione tra vaccinati e non vaccinati e adesso hanno tentato di metterci l’etichetta di quelli che si approfittavano dei tamponi gratuiti. Per fortuna non ci siamo cascati, passare per quelli privilegiati che non dovevano pagarsi il tampone è una divisione tra i lavoratori di classe A e classe B. Se noi lo avessimo accettato senza metterci di mezzo, secondo me non sarebbe rimasto un suggerimento ma ci sarebbe stata una legge.

Questo la dice lunga sulla nostra forza di trattare ma anche sul fatto che questo Green Pass non sia uno strumento sanitario ma economico. Forse qualcuno capirà, forse qualcuno con il ritardo delle merci e quant’altro, tirerà le orecchie al governo italiano e chiederà perché si sta compiendo questa ingiustizia.

Da domani il porto di Trieste sarà bloccato fino a quando il Green Pass verrà tolto. Non ci nascondiamo dietro a un dito, noi, a differenza di un lavoratore comune, abbiamo uno stipendio più alto ma è proprio per questo: se io fossi un lavoratore di un’altra categoria e vedessi che vengono privilegiati i lavoratori portuali perché si son permessi di andare contro il padrone, io me lo chiederei: ‘perché io non riesco a fare una cosa del genere?’.

Noi ci siamo sostituiti allo Stato e ci siamo presi carico delle responsabilità di lottare anche per tutti i lavoratori italiani. Pensiamo anche che il 53% dei triestini non sono andati a votare. Io no-vax? Non posso ritenermi tale visto che ho fatto il vaccino ma sicuramente non presenterò il pass per andare a lavorare”.