“È davvero una polemica mediocre e scadente”: si esprime con schiettezza il doppiatore Roberto Pedicini, inavvertitamente al centro di un caso mediatico internazionale dopo aver prestato la voce all’attrice transgender Laverne Cox per la versione italiana del film “Una donna promettente”. La vicenda ha avuto una grande notorietà perché a rilanciarla è stato il Guardian, dopo aver pubblicato il disappunto dell’attrice italiana Vittoria Schisano.

Le polemiche sono state così accese che la pellicola diretta da Emerald Fennel, ‘Promising Young Woman’ (vincitrice del Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale), ha subito uno slittamento della data di uscita. Il film uscirà infatti il 24 giugno e non il 13 maggio, come era stato annunciato, per permettere le modifiche in fase di post-produzione del doppiaggio finito sotto la lente d’ingrandimento.

Travolto nel tran-tran delle accuse e dei pareri più accessi il doppiaggio italiano, in questa vicenda rappresentato da Roberto Pedicini. Questa la sua versione ai microfoni di di Stefano Molinari e Luigia Luciani a Lavori in Corso.

“Allora la prima cosa che dico è che un doppiatore non è mai responsabile di ciò che va a doppiare, ma viene chiamato da un direttore di doppiaggio che decide con la distribuzione del film. Detto questo, nell’esecuzione io tendenzialmente dopo 41 anni di onorata carriera fatta di grandissimi successi (e questo film non credo neanche fosse il capolavoro del secolo) però è un commento personale. Ma va bene, io poi non giudico mai il lavoro che faccio perché lo amo talmente tanto che amo tutto il lavoro in generale. E lo faccio con tutto il cuore, con tutto me stesso, la mia vita professionale lo dimostra.

Io cerco sempre di fare esattamente quello che c’è in originale. Se vogliamo parlare proprio del transessuale tendenzialmente se uno nasce con un sesso le corde vocali, tranne se non si fa un’operazione molto rischiosa, in realtà non cambiano. Resta un suono di una corda vocale, in questo caso maschile, con delle particolarità femminile perché la persona ha deciso di essere donna o si sente donna.

Addirittura la Universal Pictures ha fatto le scuse alla comunità Lgbt per aver utilizzato una voce maschile. Oltretutto non ne abbiamo neanche fatto una macchietta. Perché uno non è che fa il doppiaggio a modo suo. Il doppiaggio riproduce ciò che già esiste, è una nobile tradizione, una nobile interpretazione in un’altra lingua. Punto.

In Italia esiste il doppiaggio ed è sempre esistito. Ne abbiamo la più bella tradizione mondiale, gli altri si sono allineati. Abbiamo un senso artistico molto alto e io trovo che sia veramente mediocre e scadente fare polemiche di questo tipo.

La voce dell’attrice non è per niente femminile, ma proprio per niente. Per cui io lo trovo davvero paradossale. A livello genetico la voce è maschile”.