Ancora un po’ di pazienza“, dicono i chiusuristi: peccato che la pazienza, per chi è con l’acqua alla gola, non sia una virtù che dà da mangiare.
Questo perché quelle aziende che “temporaneamente” restano con la saracinesca chiusa, probabilmente smetteranno di esistere se l’andazzo, tra aperture e chiusure a singhiozzo, continuerà ad essere questo.
Difatti i ristoranti hanno riaperto il 26 aprile, ma i dubbi sulla condotta del Governo continuano ad essere tanti, visto che le attività al chiuso non sono ancora consentite, lasciando i locali sprovvisti di spiazzi all’aperto nell’incertezza.

Resta poi da chiarire il problema del coprifuoco, di cui con una certa sicurezza si parla di rinvio a breve, ma poco, in termini realistici, di abolizione.
Rischia di essere un’estate flop con questi presupposti: quella che dovrebbe essere la stagione che ricarica le batterie (e il portafoglio) dei settori più bistrattati finora, è a repentaglio molto più dell’anno passato.
La linea chiusurista parla di “riaperture sicure” per la stagione a venire, ma settori come il turismo, che vive di prenotazioni, o le palestre che in estate registrano molti meno abbonati, continuano ad andare avanti a fari spenti.
Queste le ragioni dello sfogo in diretta del presidente di Mio – Italia Paolo Bianchini: sentite cosa ci ha detto a ‘Lavori in Corso’.

Lo scontro frontale tra Lega e PD sicuramente alimenta il dibattito, poi nei toni io non entro, però devo registrare che almeno quei pochi che hanno potuto aprire, hanno aperto per un’accelerazione che c’è stata rispetto al chiusurista intransigente Speranza che voleva portare tutto alla data del 2 giugno.
Se non ci fosse stata la nostra pressione mediatica con le proteste, con i blocchi delle autostrade e con tutta una serie di situazioni che sono avvenute in tutta Italia, noi mai avremmo riaperto il 26.
C’è da dire però che il 50% dei miei colleghi sono figli dell’oca nera, quindi finché non si potrà riaprire anche all’interno queste persone non avranno la possibilità di lavorare e io sono proiettato nei loro confronti, soprattutto perché esiste un protocollo firmato da tutte le Regioni in cui i presidenti dicono di riaprire sia all’interno che all’esterna e il Governo se ne infischia ascoltando molto più i tre menagrami Galli, Crisanti e Pregliasco che vanno continuamente a terrorizzare gli italiani in Tv piuttosto che i presidenti di Regione che hanno la situazione sotto mano.

Oggi siamo di fronte a una situazione dove la mia provincia, che ha 320mila abitanti ha pochissime decine di nuovi contagi, in gran parte di giovane età, che sono in cura con le cure domiciliari.
Blindare il 95% di viterbesi, romani e ciociari sani per poche decine di persone comincia ad essere inspiegabile.

Il Dottor Vaia che dirige un centro di eccellenza italiano, e quindi mondiale, dice che le varianti sono coperte dai vaccini e che non esiste incidenza di diverso impatto tra queste varianti, perciò io non vorrei che queste varianti vengano utilizzate per giustificare tutto quello che abbiamo detto nelle settimane scorse. Ovvero? La permanenza al Governo di chi attraverso il lockdown – perché questo di fatto è un lockdown mascherato, non ci prendiamo in giro – di chi continua a fare politica.
Evidentemente c’è qualcuno che sta usando questa roba per far durare questa pandemia. Gli italiani dopo 14 mesi vanno messi alla prova.
Come diceva Falcone bisogna cominciare a seguire i flussi dei soldi per capire che cosa è successo. Oggi esiste il tema delle multinazionali che fanno opera di lobby pesante in Italia e fatturano milioni ogni ora. Non si capisce altrimenti il motivo per cui continua quest’intransigenza nei confronti degli italiani.

Tra poco ricominceremo con la “pippa” (come si dice a Viterbo) della quinta ondata, della nuova variante per cui bisogna stare perennemente in lockdown cognitivo. Mentre io guardo ai dati di fatto c’è il Ministro Speranza che ricorre al Consiglio di Stato sulle cure domiciliari: perché?
Io queste domande inizio a pormele, perché sto valutando insieme a tanti colleghi se qui ci sia del dolo nei confronti di aziende che stanno fallendo.
Bisogna che gli italiani capiscano che siamo sotto attacco
“.