Gli unici no a Draghi sono per ora pochi, e forse destinati ad eclissarsi. Deciso, quello di Giorgia Meloni, più incerto quello del Movimento 5 Stelle, che potrebbe diventare un consenso in men che non si dica, viste le posizioni compiacenti di Grillo e Di Maio nei confronti del nuovo premier incaricato.
Se i no sono pochi, i sì (o presunti tali) sono quindi sostanziosi: che sia dunque arrivato il momento delle cosiddette “larghe intese”?

Difficile secondo l’editorialista e fondatore de “Il Fatto Quotidiano” Antonio Padellaro: immaginare Renzi e Salvini di fianco a Zingaretti a governare “tutti insieme appassionatamente” dopo i dibattiti infuocati sul da farsi per fronteggiare la pandemia sembra davvero difficile, nonostante siamo in un’epoca in cui sembra non ci si possa piacere stupire di nulla.
Difficile, sì, a meno che a tenerli insieme non ci sia una persona che si chiama Mario Draghi, ecco perché Mattarella lo avrebbe scelto.
Ecco l’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani ad Antonio Padellaro.

In quest’entusiasmo iniziale ci sono due eccezioni: Giorgia Meloni, che si mangerà parecchio spazio di Salvini, e Di Battista nel Movimento 5 Stelle che si porta appresso una trentina di senatori e deputati.
Intanto Giorgia Meloni, che è una donna intelligente, ha capito una cosa importante: questo non è un Governo di legislatura, cioè di due mesi, ma che durerà fino alla fine della legislatura. Quello che succederà fino alla fine è tutto da vedere, possono cambiare mille cose.

Il Movimento invece ha almeno due anime e adesso Grillo e Di Maio stanno cercando di convincere l’ala “dura e pura” della necessità di stare dentro questo governo e io credo che sia la cosa più intelligente, perché il Movimento 5 Stelle può cambiare le cose meglio da dentro che da fuori. Stare fuori che significa?

Mario Draghi può avere una capacità di sintesi importante. Noi pensiamo al premier come se avesse quei tre punti da seguire della lista, ma non è così altrimenti lo potremmo fare tutti. Penso agli imprevisti, non per forza cattivi alla “ponte Morandi”, pensiamo a imprevisti anche buoni, come un’occasione che si presenta: lì ci vuole un uomo che abbia capacità di sintesi di tutte le forze politiche.

Pandemia? Ora ci sarà il cambio del cosiddetto decisore politico che fino a ieri era Conte, che era abbastanza in sintonia con il comitato tecnico scientifico. Cambia il decisore politico, e vedremo se con un decisore politico con Renzi e con Salvini dentro farà quello che ha fatto il Governo Conte. Quindi il “tutti insieme appassionatamente”, scusate, non regge, se non è guidato da una mano ferma. Io penso che Draghi abbia la capacità per guidare tutti questi problemi“.