Così non Var

Molti ci hanno raccontato, sommariamente perché avvolta comunque nell’ambito privato, la partita della Juve vista da Maurizio Sarri. Non ci hanno però detto cosa ha ha detto o pensato Sarri, guardando l’altra partita della sua Juve: quella del Napoli a Firenze.

Già, perché – parliamoci chiaro – al rigore di Mertens molti hanno pensato al danno subìto dalla Fiorentina ma molti altri hanno pensato alla sfida parallela con i Campioni d’Italia.

Quando si sbaglia così grossolanamente i danni sono diretti e indiretti: ci rimette la squadra avversaria ma anche quelli che lottano per un obiettivo simile. In questo caso la Juve, appunto, e diremmo l’Inter di Conte.

E’ vero che gli errori non possono essere cancellati del tutto, e infatti non c’entra il Napoli che in passato di torti ne ha subìti eccome, ma è anche vero che è incredibile come gli assistenti al Var corrano giustamente in soccorso dell’arbitro per un fuorigioco millimetrico ma non se la sentano di contraddirlo o non possano contraddirlo di fronte a uno sbaglio evidente, che tutti poi saranno pronti a sottolineare.

Insomma, tra i vari cambiamenti al protocollo, Nicchi e Rizzoli inseriscano anche la posizione forte del Var che può e deve indurre l’arbitro a rivedere l’azione alla moviola. Se poi, neppure di fronte alle immagini deciderà di correggersi, vorrà dire che si prenderà tutte le responsabilità del caso. Perché altrimenti in molti si chiederanno a cosa serve questo strumento, che pure va difeso. Anche di fronte a quelli che, presuntuosamente, sono convinti di poter giudicare in una frazione di secondo quello che invece può essere vivisezionato mandando avanti e indietro le immagini.

Ne va della regolarità delle partite e della tranquillità di un campionato che – sul fronte delle polemiche – è già partito male.

Alessandro Vocalelli


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2 COMMENTI

  1. Che il Var è meglio averlo che non,lo dimostra ii margine di errore ridotto a zero sui fuorigioco e di molto sui rigori.Giusto che l’arbitro riveda l’azione quando fischia un penalty,ma credo che già lo faccia l’addetto al Var che in caso di errore richiama l’arbitro e quindi casomai l’errore sul rigore del Napoli va addebitato a quest’ultimo.A mio avviso bisogna invece introdurre la possibilità,due per tempo, che il capitano di una squadra possa richiederne l’intervento come capita nel tennis,in modo da togliere i dubbi sulla buonafede di qualche arbitro quando a vedere il Var non ci va proprio (quando ci va e sbaglia l’interpretazione di un rigore estremamente dubbio che comunque deve prendere in poco tempo, fa semplicemente lo stesso errore che fa un calciatore quando sbaglia un rigore e quindi c’è poco da recriminare).

    • Ma è molto peggio,a mio giudiziio,accettare l’iniqua ripartizione dei diritti televisivi che questi si influiscono in modo decisivo sui risultati.Sono calcolati in base al bacino d’utenza che non ha motiivo di essere,il divario economico in questa maniera si è allargato in maniera tale che non vedremo mai più veder vincere squaadre come Sampdoria o Verona e probabilmente anche Roma,Laziio e Napoli che già si son ridottte al ruolo di società businness.Secondo me, i diritti vanno suddivisi i 4 fasce di 5 squadre, in cui nella prima si prendono più soldi,ma gli stessi all’interno di ognuna e la gerarchia la decidono i piazzamenti degli ultimi 5 campionatii.In questa manieerra 5 squadre partono alla pari dal punto di vista economico e può anche accadere che una squadra, in qualche campionato, se è più brava in termini di copetenza,dalla quarta fascia riesca ad arrivare allla prima e quindi mettersi in condizione di poter vincere adddirittura il campionato.Se invece si accetta l’iniqua spartizione dei diritti,c’è poco da meravigliarsi se le stesse società che prendono più soldi siano anche in grado d’influire sulle carriere degli arbitri che poi a vedere un rigore al Var non ci vanno proprio.