Dal mitra al rosario, i gesti contestati della campagna elettorale di Salvini

I comportamenti adottati in quelle circostanze dal ministro dell'interno continuano a non passare inosservati agli occhi dei cittadini e a smuovere inevitabilmente l'opinione pubblica.

salvini

Che la campagna elettorale di un politico sia costituita tanto di dichiarazione d’intenti e promesse da attuare quanto di gesti è indubbio. Specialmente se sei a capo di una delle due forze politiche di maggioranza al governo e fai da capolista in tutte le circoscrizioni elettorali italiane alle elezioni europee.

Tuttavia, dai comportamenti a fini elettorali ai gesti contestati e figli di un modus operandi, che ha caratterizzato comizi in piazza e partecipazioni ad eventi istituzionali per divulgare gli ideali di partito e far sentire la propria vicinanza al popolo italiano, il passo è breve.

E se, a un passo dal voto del 26 maggio, da una parte si respira un’aria di tensione nel governo gialloverde e il nome di Salvini continua ad essere sulla bocca di molti politici alleati e all’opposizione, dall’altra quei gesti adottati dal vicepremier leghista sono diventati simbolo della campagna elettorale. Quei comportamenti adottati in quelle circostanze dal ministro dell’interno continuano a non passare inosservati agli occhi dei cittadini e a smuovere inevitabilmente l’opinione pubblica.

Primo tra tutti? La foto, pubblicata su Facebook dallo spin doctor della Lega, Luca Morisi, che ritraeva il leader del Carroccio mentre tiene in mano un mitragliatore il giorno di Pasqua. Galeotta fu anche la descrizione correlata all’immagine, che contribuì a far discutere: “Vi siete accorti che fanno di tutto per gettare fango sulla Lega? Si avvicinano le Europee e se ne inventeranno di ogni per fermare il Capitano. Ma noi siamo armati e dotati di elmetto! Avanti tutta, Buona Pasqua!“.

Sarebbe il caso che Salvini licenziasse questi fenomeni della comunicazione che gravano 400mila euro l’anno sulle casse dei cittadini e che servono solo ad incrementare la campagna di selfie e annunci costruita per esaltare il vuoto di idee di questo governo. I soldi pubblici spesi dal Viminale per uno staff comunicazione che si permette di esaltare un ministro con in mano un mitra sono un’offesa a tutti gli italiani” disse, in quell’occasione, Alessio Pascucci, coordinatore nazionale di Italia in Comune, tra quelli che si pronunciarono contro l’immagine di Salvini con il mitra.

Ma il ministro dell’Interno sostenne che “sono polemiche fondate sul nulla, questa mattina ho pubblicato la foto di tre peluche che ho portato in gita per mia figlia e hanno polemizzato anche sui peluche. Se la sinistra si attacca alle foto per polemizzare vuol dire che stiamo lavorando bene“.

Avanti tutta, quindi, per Salvini, in barba ai detrattori. Frutto di questa linea propagandistica del viceministro leghista è anche il concorso, giunto alla sua seconda edizione, “Vinci Salvini“. La trovata, una delle ultime della macchina da guerra social del leader del Carroccio, è stata rispolverata per l’occasione in vista delle elezioni europee. E anche qui, polemiche e parodie a pioggia.

Dulcis in fundo, non può mancare in questa panoramica dei gesti di Salvini in campagna elettorale che sono stati contestati dai cittadini e dagli addetti ai lavori figura il bacio dato a un rosario dal leader della Lega. Salvini, durante il comizio di sabato scorso a Milano, ha infatti brandito l’oggetto simbolico, affermando che “l’immacolato cuore di Maria ci porterà alla vittoria“.

Numerosi, neanche a dirlo, i commenti di cattolici e di esponenti del mondo della politica che si sono affollati in questi giorni, tra cui figura anche quello del Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, che ha sottolineato: “Credo che la politica partitica divida. Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso“.

I messaggi, ribadiamolo, sono parte fondamentale della comunicazione politica. Ma certi gesti rimangono impressi nella memoria di chi monitora attentamente la situazione politica. E questo, al di là delle preferenze politiche che verranno espresse in voto il 26 maggio, è un dato di fatto ineluttabile.