Milinkovic e Correa, quando il calcio sbugiarda la tattica

Non c’è tattica. Non ci sono schemi. Non c’è tiki taka. Quando hai la qualità, quando hai gli uomini che cambiano il gioco e le partite, dunque il risultato, il resto è fuffa. Il calcio è un gioco bellissimo se lo giocano i calciatori e non gli allenatori, i giornalisti, i tifosi, gli opinionisti e tra questi soprattutto gli ex calciatori che sputano sentenze dopo avere avuto una carriera modesta se non mediocre. La Lazio di Milinkovic Savic e di Correa, roba buona e basta. La coppa va alla squadra relegata in classifica rispetto all’avversaria ma infine premiata per i suoi migliori interpreti.

L’Atalanta ha fatto il possibile, ha colpito un palo, avrebbe meritato un rigore per mani di Bastos ma si è smarrita nell’asfissia dell’attacco là dove Zapata non ha mai visto la porta e Ilicic è uscito ammaccato in più parti del corpo, mentre Gomez ha agito troppo distante dalla prima linea. Dunque la squadra di Inzaghhi ritrova l’Europa e la dignità che sembrava bruciata nelle ultime di campionato,la partita secca, la finale non si presta a pronostici, semmai li sa ribaltare. La partita è stata nervosa, non certo bella e continua, agonisticamente di livello ma sporcata da interventi fallosi e dall’arbitraggio in linea con il football italiano.

La festa di Roma è stata guastata dai delinquenti fuori dall’Olimpico, gentaglia che ha aggredito la polizia, sfidandola al duello ma a volto coperto, codardi di questo Paese che sta perdendo il senso della misura o forse lo ha già definitivamente violentato. 

Comunque, onore alla Lazio e onore anche all’Atalanta alla quale non resta che il sogno di una qualificazione alla champions league. Non è poi poco.  

Tony Damascelli