Usa, il Papa: «Fermate l’esecuzione di Kelly». Ma la Georgia va avanti

This photo taken May 27, 2008 file photo shows the gurney in Huntsville, Texas, where Texas' condemned are strapped down to receive a lethal dose of drugs. The first execution by lethal injection in Texas occurred in 1982. Since then the state has executed 499 prisoners. (AP Photo/Pat Sullivan, File)

Non si è fermato all’appello per l’abolizione della pena di morte lanciato giovedì dall’aula del Congresso. Papa Francesco ha provato oggi in prima persona a fermare l’iniezione letale fissata per questa sera nei confronti di Kelly Gissendaner, una donna della Georgia. La prima in calendario dopo la conclusione del viaggio che ha avuto proprio nella richiesta di mettere al bando le esecuzioni capitali uno dei suoi momenti più forti. E la prima anche di una drammatica serie che potrebbe vedere ben tre persone salire al patibolo nelle prossime ore tra la Georgia, l’Oklahoma e la Virginia. Neanche questa iniziativa del Papa, però, al momento sembra destinata a fermare il boia negli Stati Uniti.

L’intervento sulle autorità della Georgia è avvenuto attraverso una lettera inviata a nome di papa Francesco dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò. Un testo stringato in cui il Nunzio riprende proprio le parole pronunciate dal Pontefice davanti al Congresso: la pena di morte va abolita perché «ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità». E aggiunge: «Pur senza ridurre la gravità del crimine per il quale la signora Gissendaner è stata condannata, ed esprimendo egualmente vicinanza alle vittime, vi imploro, in considerazione di queste ragioni, a commutare la sentenza in un’altra che possa esprimere meglio tanto la giustizia quanto la misericordia».

L’appello sembra però caduto nel vuoto: la grazie è stata negata e l’esecuzione resta fissata per le 19 di questa sera ora locale, quando in Italia sarà l’1 di notte. Kelly Gissendaner è una donna di 47 anni, madre di tre figli, condannata come mandante dell’omicidio del marito, compiuto nel 1997 dal suo amante. Se le verrà praticata l’iniezione letale sarà il primo caso di una donna sottoposta alla pena di morte in Georgia dal 1945.

Già due volte nel marzo scorso Kelly era stata sottoposta alle procedure per l’iniezione letale, ma all’ultimo momento la condanna a morte era stata rinviata; in un primo caso per una tempesta di neve e nel secondo per un’anomalia riscontrata nella fiala del farmaco. Durante gli anni trascorsi in carcere Kelly è profondamente cambiata, al punto da aver conseguito una laurea in Teologia.

Oltre a lei, però, in queste ore, altri due detenuti sono a un passo dalla pena capitale. In Oklahoma oggi pomeriggio alle 15 potrebbe toccare a Richard Glossip, un uomo di 52 anni condannato per l’omicidio del proprietario del motel di cui era amministratore. Glossip continua a proclamarsi innocente e l’unica prova contro di lui è la testimonianza dell’esecutore materiale dell’omicidio Justin Sneed. Questi – chiamando in causa Glossip come mandante – ha ottenuto a sua volta l’ergastolo al posto della pena di morte. Gli avvocati del condannato hanno presentato nei giorni scorsi nuove testimonianze sull’inattendibilità di Sneed, ma la Corte suprema dell’Oklahoma ieri le ha rigettate con un verdetto contrastato (tre giudici hanno votato contro la riapertura del processo, due a favore). Per la sorte di Richard Glossip si sta spendendo in maniera particolare sister Helen Prejean, la religiosa simbolo della battaglia contro la pena di morte negli Stati Uniti: ha annunciato che starà accanto a Glossip fino alla fine.

Infine un terzo caso riguarda la Virginia e ha per protagonista Alfreto Prieto, 50 anni, un pluriomicida accusato anche di alcuni stupri. Prieto è originario del Salvador: emigrò negli Stati Uniti con la famiglia ai tempi della guerra civile. La sua storia incrocia l’altro grande tema toccato da papa Francesco durante la sua visita: quello dei latinos e delle opportunità loro offerte nel sogno americano. L’esecuzione di Prieto è fissata per la notte tra giovedì e venerdì e sta facendo discutere anche per il fatto che – per aggirare il boicottaggio dei farmaci utilizzati per le iniezioni letali – il sistema giudiziario della Virginia si è fatto vendere dal Texas la fiala che verrà utilizzata.

La Stampa