Tagli alla scuola e occupazioni: “Chi paga i danni?”, Boni Castellane e Mario Rusconi a confronto

Sono 6.974 i posti in meno tra docenti e personale ATA previsti dal 2027/28 dall’articolo 66 del disegno di legge di Bilancio, che ha riacceso lo scontro con sindacati e opposizioni. Il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato in Parlamento che si lavorerà “per eliminare completamente la misura”. In diretta il tema si intreccia con quello delle occupazioni, con Boni Castellane e Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma.

Numeri e sostenibilità

Dietro la discussione sui tagli alla scuola c’è una domanda più grande: quanto può continuare a crescere un apparato che, considerando tutte le sue ramificazioni, impiega oltre un milione di persone? Per Castellane la risposta passa dalla sostenibilità. Un sistema di queste dimensioni tende a chiedere sempre più risorse e più spazio, secondo una logica che definisce da “parastato gramsciano”, mentre la scuola ha perso agli occhi di molti il ruolo di presidio culturale e di coscienza sociale. Allargarne ancora l’orario, a suo avviso, significherebbe ripetere una visione novecentesca, proprio mentre l’intelligenza artificiale è destinata a cambiare il modo di trasmettere conoscenza.

Rusconi arriva a una conclusione diversa. Per il presidente dei presidi di Roma il problema non si risolve restringendo la scuola, ma aprendola di pomeriggio, tutti i giorni, anche d’inverno. Non per ripetere le lezioni del mattino, ma per dare spazio a musica, sport, danza, fotografia e cinema, quella cultura dei giovani che oggi resta fuori dai programmi e che, a suo giudizio, spiega anche il successo di certi cantanti tra i ragazzi.

Occupazione e sostenibilità

Sulle occupazioni le letture si dividono ancora. Castellane distingue tra una conflittualità di matrice anarchica, che punta alla distruzione fine a sé stessa, e una politica che se ne appropria per chiedere interventi che i giovani, in realtà, non rivendicano. Rusconi respinge le chiavi storico-filosofiche: il fenomeno riguarda un’intera generazione e coinvolge scuole di ogni orientamento, anche nei centri più piccoli. Ciò che chiedono i presidi, spiega, non è la mano dura ma l’identificazione dei responsabili, per sapere a chi presentare il conto dei danni.

Resta la distanza sul ruolo dello Stato. L’estensione dei tempi scolastici, per Castellane, rischia di diventare indottrinamento. Chiude così: “La funzione primaria dal punto di vista educativo deve sempre rispondere alla famiglia“.