Città del Messico ha restituito all’Italia qualcosa che mancava da settantatré anni. Andrea Kimi Antonelli ha chiuso il Gran Premio del Messico al terzo posto, alle spalle della Red Bull di Verstappen e della Ferrari di Hamilton, e quel podio gli è bastato per diventare campione del mondo di Formula 1. Ha vent’anni ed è il più giovane di sempre: il record apparteneva dal 2010 a Sebastian Vettel. L’ultimo italiano sul tetto del mondo era stato Alberto Ascari, nel 1953, al volante di una Ferrari.
Il dettaglio non è secondario. Perché la Rossa, quel ragazzo, avrebbe potuto averlo in casa quando era ancora un bambino.
La scoperta
Tutto comincia nel 2014, al Kart Summer Camp di Sarno. Kimi ha otto anni, guarda le gare di Senna sui DVD, tifa Ferrari come quasi tutti i bambini emiliani, e in pista va più forte di quanto la sua età lasci pensare. Se ne accorge Giovanni Minardi, figlio di Gian Carlo, il fondatore della scuderia di Faenza. L’anno dopo arriva l’esordio ufficiale nel campionato Easykart, dove i kart sono tutti uguali e il talento non si può nascondere dietro il mezzo. Il trofeo della classe 60 finisce nella sua cameretta a Bologna.
Minardi ne parla a un amico, Massimo Rivola, che nel frattempo è diventato il responsabile della Ferrari Driver Academy. Kimi corre con la Tony Kart, marchio legato all’Academy, e sulla sua tuta compare il Cavallino. Sarà l’unica volta.
Il provino
La famiglia viene convocata a Maranello. Kimi prova il sedile e il simulatore riservato ai giovani dell’Academy, non quello dei piloti di Formula 1. Il padre Marco Antonelli, ex pilota anche lui, ricorda che “andava tutto bene”. Poi la pratica si ferma ai piani alti. Per la Ferrari quel bambino era “troppo giovane”, e Maranello “non voleva un monello”.
Le ricostruzioni giornalistiche indicano anche chi ha preso la decisione: il team principal dell’epoca, Maurizio Arrivabene.
A pesare sarebbero stati due fattori. La Ferrari non aveva strutture per seguire un pilota che non aveva ancora compiuto dodici anni. E il futuro, in quel momento, aveva il volto di Charles Leclerc, la cui promozione sarebbe stata ufficializzata nel settembre 2018.
Intanto il bambino continuava a vincere. A gennaio del 2018, ad Adria, domina la WSK Champions Cup nella categoria Mini con cinque vittorie nel fine settimana.
La chiamata di Toto Wolff
Chi non aveva fretta di aspettare era la Mercedes. Una segnalazione arriva direttamente sulla scrivania di Toto Wolff, che contatta la famiglia senza giri di parole. Kimi firma quando ha undici anni e ad aprile del 2019, a dodici, entra ufficialmente nel Mercedes Junior Team. Nessuno era mai entrato così giovane in un programma di sviluppo di quel livello. A ottobre del 2018, quando vince la finale internazionale della Rok Cup a Lonato, i comunicati lo descrivono già come pilota seguito da Mercedes-AMG.
Il legame con Maranello sembra riaccendersi nel giugno 2021. Antonelli torna nella sede Ferrari per uno scouting camp dell’Academy, insieme ad altri tre giovani selezionati dalla federazione. Sul web si parla subito di cambio di bandiera, ma Brackley chiude la questione in poche righe. Gwen Lagrue, responsabile dello sviluppo dei giovani piloti Mercedes, precisa: “Kimi è uno dei nostri giovani piloti, è stato invitato dalla federazione italiana”.
“In Ferrari non sarebbe andato lontano”
Col tempo, a Maranello qualcuno ha fatto i conti con quella scelta. Luca Cordero di Montezemolo ha parlato di un’occasione persa, ammettendo però che forse, lontano dalla Rossa, Kimi è cresciuto senza un peso troppo grande sulle spalle. Gian Carlo Minardi è andato oltre: secondo lui, con la Ferrari Antonelli in Formula 1 non ci sarebbe mai arrivato. Una controprova non esiste, ma il percorso parla da solo: titoli nei kart, Formula 4, il salto diretto in Formula 2, l’esordio in Formula 1 al posto di Lewis Hamilton.
Dunque, la raccolta della semina. Il bambino che la Ferrari aveva giudicato troppo piccolo è salito sul podio di Città del Messico da campione del mondo, con una Mercedes e con una Ferrari un gradino sopra di lui. Diventa il più giovane della storia e il primo italiano dopo Alberto Ascari nel 1953.
Ascari però aveva vinto con una Ferrari. Kimi ha vinto con una Mercedes.











