Le dosi di vaccino anti-Covid continuano a pesare sui conti pubblici anche quando restano nei magazzini. È l’effetto della rinegoziazione dell’accordo tra Commissione europea e Pfizer: nel maggio 2023 il prezzo delle dosi non utilizzate sarebbe stato fissato a 10 euro l’una, mentre le dosi da consegnare sarebbero state diluite in più tranche fino al 2026, e le fiale cancellate andranno comunque pagate. Un meccanismo che, con l’impegno europeo in scadenza a dicembre, riapre due domande rimaste senza risposta: chi ha scelto di non metterlo in discussione e perché i contratti originari restino, a distanza di anni, quasi del tutto illeggibili.
La prima risposta passa da Lungotevere Ripa, sede del Ministero della Salute, e da una nomina che, nella lettura della giornalista Maddalena Loy, non sarebbe mai stata del tutto farina del sacco di Palazzo Chigi.
“Premetto che è un’opinione e non un’informazione, e penso che sia sostanziale. La mia opinione è che la signora Meloni abbia subito la nomina di Orazio Schillaci, che non sarebbe stata la sua prima scelta e che all’epoca, si diceva, era stato molto appoggiato anche dal Colle. Quello che mi risulta ora è che lui sia un po’ sganciato dal lavoro di squadra: cerca di mantenere contatti anche con le opposizioni, di accontentare anche la loro visione di salute pubblica, che secondo me è completamente diversa da quella di questa maggioranza”. Una maggioranza, va notato, tutt’altro che compatta sul tema: “Dentro ci sono anche partiti come Forza Italia che quelle politiche le hanno appoggiate. È sempre un tema molto scivoloso, perché anche la Meloni durante la pandemia era stata abbastanza categorica: aveva detto di non aver vaccinato sua figlia, era contro il Green Pass, tant’è che i suoi deputati non lo hanno votato, lo ricordo perché c’è sempre chi dice il contrario. Però, una volta al governo, ha cercato di non creare motivi di polemica”.
Il piccolo grande spreco
Da qui il sospetto che le dosi abbiano continuato a essere pagate proprio per non agitare le acque. Il punto, però, è un altro: “Questi sono ordini del Ministero, decisioni prese a livello ministeriale. Probabilmente per quieto vivere si lascia correre questo piccolo grande spreco. Secondo me è una cosa grave su cui bisognerebbe intervenire, perché ora che ci sono queste proteste quei soldi potrebbero andare ai ragazzi, alle scuole, al sistema”.
La linea difensiva del governo è nota: si trattava di un obbligo europeo, in scadenza proprio a dicembre. Resta da capire se un Paese potesse sottrarsi a quel vincolo. E qui la questione diventa un’altra. “Non lo sapremo mai, perché questi contratti sono stati praticamente secretati, oscurati, sbianchettati. Non li abbiamo mai letti. E la cosa grave, non so se vi ricordate, è che il professor Rezza disse di non aver accettato neanche la password per accedere al contratto, perché non voleva grane. È stato dato l’ordine di tenere questi contratti segreti e nessuno ha parlato delle clausole”.
Soldi pubblici, dunque, coperti da un segreto privato. Le copie richieste da agenzie di stampa italiane e straniere e rese disponibili, ricordano in studio, erano annerite per il 90%, con intere pagine completamente oscurate. “Quella è stata veramente una presa per i fondelli, scusate la volgarità. Erano state chieste da tutti, anche a livello europeo, e sono state consegnate queste pagine illeggibili, che a chiederle fosse un rappresentante istituzionale, un eurodeputato, un commissario, un ministro o un giornalista. Porca miseria, ci sarebbe la libertà di informazione, ci sarebbero i cosiddetti FOIA, il Freedom of Information Act, le domande di accesso agli atti”.
Oltreoceano la musica è cambiata con Robert Kennedy Jr., segretario alla Salute degli Stati Uniti, che ha rovesciato le politiche sanitarie americane. “Per fortuna. Ma anche lui viene dipinto come un bifolco che sta rovinando la salute pubblica degli americani, mentre non solo li sta proteggendo, ma in un certo senso sta salvaguardando anche i conti. Non dimentichiamoci che questi vaccini sono stati fatti con un minimo rischio d’impresa per le aziende produttrici e con tutto il resto del rischio a carico degli Stati”.
Il prezzo dei compromessi
Meloni avrebbe subito Schillaci, quindi nemmeno questo sarebbe colpa sua. Una nomina eterodiretta?
“Io la penso così, e credo che chi va a governare una potenza come l’Italia debba accettare anche dei compromessi. Ahinoi, anche perché il capo dello Stato ha certi poteri, tra cui quello di mettere la controfirma sulle nomine: ci sono stati casi nella storia del nostro Paese in cui certi ministri non sono passati. Mi dispiace dirlo, ma è così. I contratti, però, sono praticamente più segreti del Terzo Segreto di Fatima e dei documenti sullo sbarco sulla Luna. Mettiamocelo in testa: non escono. Non sapremo mai quali sono le condizioni, le penali, le clausole, ed è questa la cosa grave. Se si volesse fare qualcosa di autorevole, io farei una battaglia su questo a livello istituzionale: tirate fuori questi documenti, fateci sapere”.
Del resto, in Parlamento lavora apposta una commissione d’inchiesta. E non è un caso isolato. “Non solo da noi. In America è venuto fuori di tutto, ma anche in Giappone, in Germania, in Inghilterra con la Commissione Hallett: dappertutto ci sono state commissioni d’inchiesta. Qualcosa vorrà pur dire. Non credo che su altre campagne vaccinali nel mondo occidentale ne siano state fatte: evidentemente qualche piccolo problema, eufemismo, c’era. Nessuno fa polemiche sul vaccino antinfluenzale”.










