Ricorsi contro la legge elettorale ▷ “È la solita casta che decide?” La risposta di Carlo Iannello

Trenta ricorsi in altrettanti tribunali, annunciati per il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della nuova legge elettorale: la rete di avvocati coordinata da Roberto Zaccaria punta a portare il testo davanti alla Corte costituzionale, sollevando sei profili di dubbio. Tra questi, la raccolta firme: per le forze prive di un gruppo parlamentare si passa da 1.500-2.000 a 6-7mila sottoscrizioni per collegio, mentre restano esentati i partiti con gruppi in entrambe le Camere. Stefania Craxi difende la stretta come ‘una norma di buonsenso’ contro le liste civetta. Ne ha parlato in diretta ai nostri microfoni Carlo Iannello.

Il nodo delle firme

“Portare quelle firme a 6-7 mila significa dire: cari italiani, sapete cosa c’è di nuovo? La casta, perché sono esclusi dall’obbligo delle firme i partiti che sono già rappresentati in Parlamento”. Così Iannello legge la norma sulle firme per le liste.

“Una forza nuova in grado di interpretare veramente una spinta sociale, un malcontento sociale, di incarnare nuovamente il conflitto sociale, non potrà mai più entrare in Parlamento e all’interno del Parlamento ci sarà una finta destra che la pensa esattamente come la finta sinistra”, avverte, “Altri soggetti che dovranno rivolgersi agli uni o agli altri, prendendone pezzi, come sta facendo il generale Vannacci, per costruire un partito senza la necessità delle firme”.

La parola alla Consulta

“La Corte Costituzionale in tema di leggi elettorali non dovrebbe proprio intervenire, perché sono le leggi a più alto tasso di politicità possibile”. L’eccezione è la norma sulle firme: “La Corte Costituzionale non avrebbe la possibilità, avrebbe il dovere sacrosanto di annullare radicalmente questa disposizione, la cui incostituzionalità la capisce anche un bambino”.

Annullare solo quella parte, lasciando in piedi il resto della legge? Per Iannello oggi si può: “Le maglie per l’accesso alla Corte Costituzionale in materia elettorale dal 2014 sono molto ampliate. Quindi abbiamo avuto l’annullamento del Porcellum, poi l’annullamento dell’Italicum, proprio perché la Corte Costituzionale ha deciso che, in questo caso, bisognasse agevolare l’ingresso della questione in Corte Costituzionale”. “Quindi la risposta alla tua domanda è sì, più che una possibilità, dovrebbe essere un dovere”.