Meta ha raggiunto un accordo transattivo con una coalizione di 47 Stati americani per chiudere il maxi-processo che l’accusava di aver progettato Facebook e Instagram in modo deliberatamente “addictive” per adolescenti e bambini. Secondo i documenti depositati mercoledì presso il tribunale federale di Oakland, in California, l’azienda pagherà fino a 16,7 miliardi di dollari e si impegnerà a introdurre una serie di modifiche strutturali alle proprie piattaforme entro pochi mesi. L’intesa, che deve ancora ricevere il via libera definitivo della giudice Yvonne Gonzalez Rogers, arriva a pochi giorni dall’apertura del dibattimento e avrebbe evitato la testimonianza in aula dell’amministratore delegato Mark Zuckerberg.
Le accuse: piattaforme progettate per creare dipendenza
Il procedimento, promosso da una coalizione guidata da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, sosteneva che Meta avesse costruito funzioni come lo scroll infinito, i conteggi dei “like” e i sistemi di notifica proprio per massimizzare il tempo trascorso online dai più giovani, pur essendo consapevole dei danni alla salute mentale degli adolescenti. Le accuse includevano anche la violazione delle norme federali sulla privacy dei minori, per la raccolta di dati su utenti under 13 senza il consenso dei genitori. Meta, dal canto suo, non ammette responsabilità e ha dichiarato di aver collaborato con i procuratori generali per fissare “un nuovo standard di settore”.
Le nuove regole per gli account dei minorenni
L’accordo prevede cambiamenti concreti all’esperienza d’uso per gli under 18: un limite giornaliero di due ore, di default, cumulativo su Facebook e Instagram, disattivabile solo con il permesso di un genitore; il blocco delle app nelle ore notturne; lo stop alle notifiche durante l’orario scolastico e in tarda serata; la possibilità di scegliere un feed non personalizzato dagli algoritmi; la disattivazione automatica dell’autoplay dei video; il divieto dei filtri che simulano interventi estetici; e nuovi strumenti di controllo parentale, oltre a misure più stringenti per la verifica dell’età.
Un risarcimento miliardario e un possibile effetto domino
Sul piano economico, circa 12,7 miliardi di dollari (il 70% del totale) andranno agli Stati coinvolti in dieci anni, mentre i restanti 5,3 miliardi resterebbero legati a una condizione ulteriore: verranno versati solo se anche YouTube e TikTok introdurranno limiti di utilizzo e misure di tutela analoghe per gli utenti minorenni. L’intesa si inserisce in un contesto già teso per le big tech statunitensi: ad agosto la Corte d’appello del Nono Circuito aveva dato il via libera a migliaia di cause simili contro Meta, Google/YouTube, TikTok e Snapchat, aprendo la strada a un fronte giudiziario destinato a durare ancora a lungo.











