Utica, la ricerca della verità nascosta segue due piste: palestinese e libica

A 46 anni dalla strage di Ustica, la ricerca della verità continua a dividere ricostruzioni e interpretazioni, ma unisce persone che hanno vissuto quella tragedia da prospettive opposte. È il caso di Giuliana Cavazza, figlia di una delle 81 vittime e presidente dell’associazione per la verità sul disastro di Ustica, e Flavia Bartolucci, figlia del generale Lamberto Bartolucci, allora ai vertici dell’Aeronautica e successivamente coinvolto in un lungo procedimento giudiziario dal quale fu assolto. Cavazza aveva appena 16 anni quando, il 27 giugno 1980, perse la madre, che aveva 44 anni. Da allora sostiene la necessità di continuare a indagare sulle cause della caduta del DC-9 Itavia: “Non è una questione di credere o non credere, occorre seguire quello che le evidenze scientifiche e tecniche mostrano”. Secondo Cavazza, le perizie sul relitto e l’analisi dei tracciati radar avrebbero escluso l’ipotesi del missile e della quasi collisione con un altro velivolo. “I tracciati radar non mostrano altri aerei nelle vicinanze e il relitto non mostra segni di un missile”, afferma.

La sua posizione non coincide con quella di parte dell’associazionismo storico dei familiari delle vittime. Cavazza spiega di non aver mai aderito all’associazione presieduta da Daria Bonfietti perché, secondo la sua famiglia, “ha avuto dall’inizio una connotazione molto politica”. Il padre, racconta, riteneva che “esclusivamente la magistratura dovesse dire, dovesse agire, dovesse cercare”. Dall’altra parte c’è Flavia Bartolucci, che difende la memoria del padre e respinge ogni dubbio sulla sua lealtà alle istituzioni. “Mio padre è sempre stato pulito, sempre, in tutta la sua vita. Ha sempre servito e creduto nelle istituzioni”, racconta. Un’accusa come quella di alto tradimento, spiega, fu per lui particolarmente devastante: “Per un ufficiale con elevato senso del dovere, lealtà e rispetto delle istituzioni è la cosa peggiore e infamante che possa accadere”. Bartolucci ricorda anche il clima pesantissimo vissuto dal padre negli anni delle indagini e dei processi. “È stato lasciato solo”, afferma, sottolineando però come il generale abbia continuato a difendersi “a testa alta” per decenni.

Nonostante le storie personali profondamente diverse, oggi Cavazza e Bartolucci militano nella stessa associazione e condividono lo stesso obiettivo: arrivare alla verità.

A cura di Rosanna Piras