Ennesima presa in giro governativa, in busta paga, coi sindacati che cascano dal pero e si indignano dopo aver firmato; pagine social dedicate in subbuglio e toni degni di “O victoria o muerte!”. Poi, al collegio docenti del primo settembre: – Armiamoci, anzi direttamente armatevi e partite, che io devo fà er corso sull’IA! -.
È la scuola italiana bellezza, animata (si fa per dire) dalla categoria che tale non è, ovvero quella degli insegnanti, che guardano chi aderisce a uno sciopero come se fosse un alieno appena atterrato sul suolo terrestre e puntualmente accettano incarichi non obbligatori per quieto vivere, o si accapigliano per i due spiccioli garantiti dall’accettazione di progetti e progettini perlopiù insulsi, fumosi, che tolgono tempo alle discipline e restituiscono fuffa ai ragazzi.
Uno degli aspetti peggiori e dei maggiori danni che la scuola provoca dall’interno a essa stessa è dato, poi, dalla presenza di quella tipologia di insegnanti che non si sentono e non si considerano professionisti ma si auto declassano a sottospecie di “missionari”, che devono abbozzare davanti a una burocrazia sempre più cervellotica, a genitori sempre più invadenti e fuori controllo, a studenti sempre più maleducati e vittime di ottusità (leggi rincoglionimento) digitale. A gente così puoi imporre e far accettare di tutto, perché sono una sorta di flagellanti che poi prova anche godimento nel farsi fustigare dalle richieste dei dirigenti o dalle urgenze di una burocrazia sempre più totalitaria.
Impossibile non citare, poi, la categoria, letteralmente infestante, di quelli che considerano i ragazzi alla stregua di timbri da apporre, che delegano tutto il delegabile in ambito didattico ma che sono i primi a essere informati su ogni scadenza burocratica, ogni assemblea, sui moduli e modulini da consegnare e su qualsivoglia scartoffia di quelle che dovrebbero essere quanto di più distante dai compiti degli insegnanti. Sono i cosiddetti “sindacalisti di loro stessi”, che in assenza di una minima efficacia dei reali sindacati forse fanno pure bene ad agire così.
Quando si dice che gli insegnanti francesi o i tedeschi guadagnano più o meno il triplo, bisognerebbe aggiungere che quelli dopo una sola delle mille iniquità recentemente subite dagli insegnanti italiani avrebbero bloccato l’inizio dell’anno scolastico e paralizzato i rispettivi Paesi, efficacemente assistiti dai loro – i loro – sindacati. Noi come primo passo dovremmo capire che sbraitare sui social serve solo ad aumentare i guadagni dei social stessi.
Per concludere, I have a dream: arriverà, forse, il giorno in cui di fronte alla proposta di una mobilitazione di massa la maggior parte degli insegnanti non risponderà – Devo consegnà er PDP –.










