Quanto è davvero libero un mercato quando i punti di partenza dei concorrenti sono già così distanti da rendere la competizione un esercizio teorico? È il nodo al centro del confronto tra Giorgio Bianchi e Fabio Duranti.
Il tema non è nuovo, ma la sua urgenza sembra crescere insieme alla concentrazione di risorse nelle mani di pochi soggetti — fondi sovrani, grandi gruppi editoriali, multinazionali dello sport — capaci di alterare in partenza le regole del gioco in ogni settore. Sullo sfondo resta una questione più strutturale, quella del sostegno economico all’informazione indipendente in Italia, oggi priva di strumenti diretti.
Una gara truccata in partenza
“Il concetto del liberismo: in una gara 100 metri chi ha i soldi parte da 99 metri e poi tutti gli altri stanno alla griglia di partenza”, spiega Bianchi ai nostri microfoni. Ogni correzione statale di questo squilibrio, aggiunge, viene bollata come “comunismo” o “socialismo”, mentre il mercato resta “libero” solo sulla carta.
Il nodo del finanziamento all’informazione indipendente
“Fare buona informazione costa”, sottolinea Bianchi, proponendo di lasciare “alla gente la libertà di destinare il proprio 8 per mille a un media indipendente”. Duranti annuncia un’iniziativa istituzionale, chiarendo che la richiesta riguarda “crediti eventualmente” sul lavoro svolto, non finanziamenti diretti.










