In una sua epifania catodica sulla Sette, la giornalista Mirella Serri ha dichiarato, senza peraltro che nessuno la correggesse, che Wagner era finanziato da Adolf Hitler. Come sa anche un bambino delle scuole elementari, ciò è storicamente impossibile, da che Wagner è vissuto prima della salita al potere di Hitler.
Almeno su un punto Karl Popper, grande filosofo della scienza, ma modesto filosofo della politica, aveva indubbiamente ragione. Aveva ragione, infatti, quando parlava di cattiva maestra televisione. Ne abbiamo avuto oltretutto una prova ulteriore, non che ve ne fosse bisogno invero, in questi giorni.
Il caso Serri
Se si ascolta lo spezzone dell’intervento catodico di Mirella Serri, vengono letteralmente i brividi. Non solo per via di questa rocambolesca uscita su Wagner finanziato da Hitler, ma anche per il contesto generale delle dichiarazioni, svolte in relazione alla Russia di Putin, il nemico principale dell’odierno uccidente liberal-atlantista.
Ordunque, accostare Hitler a Putin sembra ormai una moda, se si considera che anche altri hanno definito recentemente la Russia di Putin il nuovo Terzo Reich. L’obiettivo, ça va sans dire, è chiarissimo, ed è quello della reductio ad Hitlerum, come la definiva il filosofo Leo Strauss. Se l’avversario politico viene svilito al rango di novello Hitler, egli allora diventa il male assoluto e le aggressioni imperialistiche contro di lui passano conseguentemente per interventi umanitari di liberazione.
Al di là di questo aspetto, che pure non deve essere trascurato, desidero tornare ancora sul teorema di Popper sulla TV cattiva maestra. La TV non è soltanto genericamente una cattiva maestra, ma è l’organo principale della diffusione del pensiero organico ai gruppi dirigenti e alla loro egemonia.
Se per Popper era cattiva maestra, per Baudrillard era direttamente il potere installato nel nostro salotto.
La TV: organo del pensiero dominante
Per fortuna, comunque va detto, la televisione sta lentamente tramontando, sta gradualmente declinando, sostituita da nuovi mezzi di informazione che in ogni caso presentano anch’essi notevoli e non trascurabili contraddizioni. Penso soprattutto alle reti cosiddette social, che rappresentano una rivoluzione, dato che non è più una centrale che diffonde ad anfiteatro il sapere e le informazioni, ma diventa la rete dell’internet stessa, un luogo plurale e polifonico, presentando tuttavia anch’essa una serie non trascurabile di contraddizioni.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro










