Sfatiamo il mito del ‘no cash, no evasione’: “Il sistema non muore, cambia faccia” | Con Duranti e Bianchi

Ci scrive Leonida. Da anni paga tutto con il POS, non vede più contante e ne va fiero: se fossero tutti come lui, il nero non esisterebbe più. È un pensiero diffuso, condivisibile nelle intenzioni, ma che Giorgio Bianchi smonta in poche parole: “I soldi nei paradisi fiscali non li portano con le valigie di contanti. Arrivano con un click.”

È da questa risposta a un ascoltatore che Fabio Duranti e Giorgio Bianchi, ai microfoni di Un Giorno Speciale, aprono una discussione che va molto oltre il dibattito sul contante, e tocca il cuore di come funziona davvero l’evasione fiscale in Italia e nel mondo.

Il problema non è il barista

La narrativa dominante sulla lotta all’evasione ha un protagonista preciso: il piccolo commerciante, l’idraulico, il ristoratore che non batte lo scontrino. È su di loro che si concentrano i controlli, le sanzioni, l’obbligo del POS. Ma Duranti sposta il fuoco: “Il vero criminale è quello che non paga le tasse e le paga fuori, all’estero. Il barista che non fa lo scontrino magari non arriva a fine mese.”

Il punto non è assolvere l’evasione minuta, ma rimettere le proporzioni al loro posto. I grandi gruppi e le multinazionali che spostano profitti verso sedi legali nei Paesi Bassi o in altri paradisi fiscali europei sottraggono al fisco italiano cifre che non hanno paragone con il sommerso del piccolo commercio. E lo fanno perfettamente — o quasi — nella legalità. “Le grandi distribuzioni online: quelle pagano le tasse?”, chiede Duranti. La risposta è nota.

La corruzione cambia faccia, non muore

C’è poi un secondo livello del problema, quello della corruzione, che la digitalizzazione dell’economia non intacca minimamente. Anzi, secondo Bianchi, si è semplicemente trasformata. La tangente non passa più in busta, passa in fattura: “Dal 3 al 5% di consulenza per fare ottenere un contratto con la pubblica amministrazione. Spacci una tangente per consulenza.” Con tanto di IVA sopra, a completare il paradosso.

Il meccanismo è rodato. Bianchi cita il caso di Tony Blair: prima gestisce la cosa pubblica, poi si fa una fondazione, e Larry Ellison, CEO di Oracle, ci versa 300 milioni di sterline. Formalmente tutto lecito. “Il sistema non è mai morto”, osserva Bianchi. “Cambia faccia.” E le denunce che pure arrivano — come quelle che la Commissione Covid sta raccogliendo da imprenditori che raccontano pressioni e richieste di percentuali — finiscono quasi invariabilmente in processi lunghissimi che si concludono in prescrizione.

Chi paga il conto della digitalizzazione

La vera domanda, quella che Duranti e Bianchi pongono con più forza, è: a chi conviene davvero la digitalizzazione forzata dell’economia? La risposta che emerge è scomoda: conviene a chi ha già i mezzi per eludere legalmente, e danneggia chi non ce li ha.

Il denaro contante che circolava nel piccolo commercio era denaro che restava nel circuito nazionale, alimentava i consumi locali, sosteneva il tessuto economico di prossimità. “Queste barriere hanno fatto sì che il denaro venisse dirottato sulle borse o nei paradisi fiscali”, dice Bianchi. “Tutto denaro drenato dal tessuto vivo del piccolo commercio.”

A rendere il quadro ancora più paradossale, il confronto con il Giappone, dove il contante è ancora largamente predominante, i ristoranti non accettano carte di credito, e l’economia funziona. O con la Prima Repubblica italiana, spesso evocata come sinonimo di corruzione e inefficienza, ma nella quale l’Italia era la quarta economia mondiale, con uno dei tassi di risparmio privato più alti al mondo.

Lo Stato che si è svenduto

C’è un filo che collega tutto: la progressiva privatizzazione dei grandi enti pubblici. Duranti lo dice chiaramente: se gli utili miliardari che oggi fanno Enel, le banche, fossero utili dello Stato, non ci sarebbe bisogno di inseguire l’evasione fiscale del barista. “Se quegli utili li facesse lo Stato, non dovremmo neanche più pagare le tasse.”

È una provocazione, ma ha una sua logica. Quegli enti — energetici, bancari, di servizio pubblico — sono stati ceduti al mercato in nome dell’efficienza. Oggi macinano profitti record. E il conto, come sempre, lo paga chi non può permettersi un commercialista creativo o una sede legale ad Amsterdam.