Il Messico torna a vivere ore di guerra urbana dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, storico leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). Il super-boss è stato colpito durante una massiccia operazione militare nello Stato di Jalisco, in un blitz coordinato anche con Washington. Ferito nella città di Tapalpa, è morto mentre veniva trasportato in aereo verso Città del Messico. Su di lui pendeva una taglia da 15 milioni di dollari fissata dagli Stati Uniti. La sua eliminazione rappresenta uno dei colpi più duri inferti al narcotraffico negli ultimi anni.

L’operazione non è stata indolore. I militari sono stati attaccati e hanno risposto al fuoco. Sette criminali sono rimasti uccisi, due membri del cartello arrestati e sono state sequestrate armi pesanti, inclusi lanciarazzi capaci di abbattere velivoli. Ma è nelle ore successive che il Paese è precipitato nel caos.

La rappresaglia del CJNG e il Paese paralizzato

La morte del capo narcos ha scatenato una reazione violenta e coordinata in diverse aree del Messico. Nel sud di Jalisco e negli Stati limitrofi si sono registrati incendi di veicoli, blocchi stradali, attacchi contro le forze dell’ordine e saccheggi di attività commerciali e istituti di credito. Il bilancio complessivo è di almeno 26 morti, tra cui 17 agenti delle forze di sicurezza (membri della Guardia Nazionale, funzionari della Procura e personale penitenziario) oltre a otto presunti criminali e a una donna incinta al terzo mese, rimasta vittima della spirale di violenza.

Il governatore di Jalisco ha dichiarato l’allerta rossa, mentre misure di massima vigilanza sono state adottate anche nel confinante Michoacán. Le ripercussioni hanno avuto un impatto immediato sull’economia e sulla vita quotidiana. Nel porto di Manzanillo, il più importante del Paese, sono state sospese le attività doganali; diverse compagnie aeree, tra cui United Airlines, Delta Air Lines e Air Canada, hanno cancellato i voli verso Puerto Vallarta. Anche il calcio si è fermato, con la sospensione di diverse gare di prima divisione, compreso il classico tra Guadalajara e Club América. Scuole chiuse in più Stati e inviti a limitare gli spostamenti completano il quadro di un Paese sotto pressione.

Gli Stati Uniti hanno raccomandato ai propri cittadini di restare in casa nelle aree interessate dalle operazioni di sicurezza. Analoghi avvisi sono arrivati da Argentina e India. Anche la Farnesina ha invitato gli italiani a evitare spostamenti non essenziali.

Chi era “El Mencho”, il boss che controllava tutto

La figura di “El Mencho” resta centrale per comprendere la portata dell’evento. Con un passato da poliziotto e una condanna negli Stati Uniti negli anni Novanta per traffico di eroina, Oseguera Cervantes aveva trasformato il CJNG in una delle organizzazioni criminali più potenti del continente, specializzata nel traffico di fentanyl e droghe sintetiche verso il mercato statunitense e nota per l’uso di tattiche paramilitari. “El Mencho controllava tutto, era come il dittatore di un paese”, ha dichiarato l’ex dirigente della DEA (Drug Enforcement Administration, l’agenzia federale antidroga degli Stati Uniti) Mike Vigil, sottolineando come la sua eliminazione rappresenti “una grande opportunità per Messico e Stati Uniti se lavorano insieme”.

Resta però l’incognita più delicata: chi prenderà il controllo del cartello? Il CJNG è radicato in gran parte del territorio messicano. E la sua eventuale frammentazione potrebbe aprire una fase di lotte interne o di violenza ancora più indiscriminata. Secondo alcuni analisti, la sua assenza potrebbe temporaneamente favorire il rivale Cartello di Sinaloa, ma il rischio di un’escalation simile a quella vissuta dalla Colombia negli anni Novanta non è escluso. La morte dell’uomo da 15 milioni di dollari segna un passaggio storico nella guerra ai cartelli. Ma il prezzo pagato in vite umane lascia il Messico davanti a un futuro ancora tragico e incerto.