Con la tragica vicenda del Venezuela di Maduro, sottoposto a un infame golpe militare made in USA, crolla anche la narrazione secondo cui l’aggressore ha sempre torto e l’aggredito ha sempre ragione. Una narrazione che gli autoproclamati professionisti dell’informazione ci hanno venduto per più anni in relazione al conflitto ucraino. Ebbene, oggi si torna alla vecchia narrazione imperiale. Quella secondo cui l’aggressore, se coincide con Washington, rappresenta democrazia e libertà. E viceversa l’aggredito, coincidente con chi a Washington resiste, si identifica con barbarie e totalitarismo.

Nulla di nuovo sotto il sole, invero. È la vetusta ideologia imperiale con cui la potenza americana giustifica il proprio desiderio di dominazione planetaria. E l’annessa volontà di annichilire, in ogni modo, ogni resistenza, nonché di liquidare ogni governo variamente difforme rispetto al Washington Consensus. Sicché viene sempre presentato come stato canaglia, rogue state, lo Stato che resiste a Washington. E analogamente viene bollato puntualmente come dittatore il presidente di turno che non si piega alla dominazione a stelle e strisce.

Venezuela, Maduro | L’ultimo esempio dell’ideologia imperiale e le masse tecnonarcotizzate

Un canovaccio ormai collaudato, che si è ripetuto molteplici volte dal 1989 a oggi. Pensiamo anche solo alla Serbia di Milošević, all’Iraq di Saddam, o ancora alla Libia di Gheddafi. Le masse teledipendenti e tecnonarcotizzate seguitano a bersi stoltamente questa narrazione.

Non comprendono che si tratta della ideologia di legittimazione dell’imperialismo a stelle e strisce. Anche in Italia non si contano i capita insanabilìa che vanno ripetendo, con stolta letizia, che il Venezuela è stato liberato e che Maduro, in quanto dittatore, doveva essere deposto da Washington. Beata ignoranza di chi rivela la propria totale subalternità al potere imperialistico dominante.

La verità, non detta perché non dicibile, è che al cosiddetto Occidente, meglio, “Uccidente” liberale atlantista, non importa nulla dei diritti, della democrazia e della libertà dei popoli. Semplicemente utilizza, a mo’ di foglia di fico, questi altisonanti nomi per giustificare le proprie politiche espansionistiche, la propria libido dominandi planetaria e, ancora, il proprio imperialismo senza confini.

Ecco perché, in maniera incondizionata, bisogna supportare tutti gli Stati che alla globalizzazione americanocentrica e imperialistica resistono, e ciò del tutto a prescindere dalla loro strutturazione interna, che in molti casi può essere ampiamente criticabile, ma che non deve mai giustificare l’imperialismo statunitense e il suo interventismo fintamente umanitario.