Il bluff delle riviste scientifiche: “Ora vogliono solo profitti”, Frajese senza filtri

C’è una deriva sconvolgente che attraversa oggi il mondo della scienza, ed è una deriva che riguarda da vicino anche la società, le istituzioni e la democrazia. Si parla del sistema delle pubblicazioni scientifiche, sempre più vittima di pratiche predatorie e distorsive.

Ogni giorno vengono pubblicati migliaia di studi scientifici falsi. Si parla di circa 380 mila studi fasulli l’anno, prodotti in molti casi con l’ausilio di sistemi automatizzati e pubblicati su riviste altrettanto fittizie, create con l’unico scopo di gonfiare numeri, carriere e profitti. Un meccanismo che ha poco a che vedere con la ricerca e molto con il denaro.
Abbiamo analizzato la questione assieme a Vanni Frajese.

Peer review, ormai lontano

Il fenomeno non è marginale. Come riportato anche da Il Foglio, il mercato delle pubblicazioni scientifiche è ormai dominato da strategie organizzate che puntano a eliminare ogni freno editoriale capace di rallentare il flusso di denaro. In questo contesto, il sistema della peer review (uno dei pilastri della credibilità scientifica) viene aggirato o addirittura simulato: scienziati che si auto-valutano, revisioni false, controlli inesistenti. Gli scandali non mancano, ma a guadagnare continuano a essere soprattutto i grandi editori scientifici, con il coinvolgimento, secondo alcuni osservatori, anche di interessi industriali rilevanti, come quelli delle case farmaceutiche.

Questa crisi della scienza, però, non è un caso isolato. È lo specchio di una crisi più ampia che investe anche altre istituzioni fondamentali. Viene citata, ad esempio, la magistratura, sempre più percepita dai cittadini come distante e incomprensibile, capace di produrre sentenze che ignorano la verità materiale dei fatti. Un sentimento di sfiducia che cresce e che accomuna ambiti diversi: dalla giustizia alla medicina, fino alla politica.

L’assenza dello Stato

Il problema principale risulta essere la scomparsa di una classe dirigente guidata da principi e senso dello Stato, sostituita oggi da una logica di profitto rapido e immagine, in cui la verità perde centralità. Questa deriva ha portato a una crisi di identità culturale, spirituale e umana, lasciando la società vulnerabile al controllo di chi gestisce denaro, informazioni e coscienze. L’auspicio per il futuro è la nascita di una nuova consapevolezza collettiva, capace di spingere le persone a difendere diritti e valori, anziché sostenere apparati non più rappresentativi.