“La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita“. È la linea che John Elkann ha ribadito a più riprese davanti alle voci di cessione del club. La tenuta dell’assetto societario si misura però anche su un altro terreno: la Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per Elkann e per il presidente Gianluca Ferrero nell’inchiesta sull’eredità Agnelli, con l’udienza preliminare che riprende il 20 novembre. Una vicenda che non coinvolge la Juventus, ma che può toccarne i vertici in una stagione che fatica a decollare.
Una proprietà che resta, almeno per ora
Exor ha già respinto l’offerta di Tether, ribadendo l’impegno dell’azionista di controllo verso il club. Il peso specifico del gruppo, intanto, è cambiato: “non più potente come lo era un tempo, ma potente anche all’interno“.
Sul campo la stagione di Spalletti si è complicata. Tre sconfitte in nove giornate sono una delle partenze più lente degli ultimi anni. Per Damascelli, però, il nodo è un altro: “Questo potrebbe essere un periodo decisivo per quanto riguarda la presidenza e la proprietà“.
Il processo e il rischio dimissioni
Ai due indagati la Procura contesta truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazioni fiscali fraudolente. La messa alla prova di Elkann e il patteggiamento di Ferrero sono stati respinti, e la Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa di Elkann contro l’imputazione coatta. Il 16 ottobre i legali di Elkann hanno puntato sull’inutilizzabilità di parte dei documenti raccolti. Margherita Agnelli è stata ammessa come parte civile solo nel filone sul falso contestato a Ferrero e al notaio Morone, non contro il figlio. La gup Irene Giani dovrà poi decidere se rinviare a giudizio gli imputati. La Juventus resta estranea all’inchiesta, ma l’esito inciderebbe direttamente sui vertici.
Lo scenario, per Damascelli, avrebbe un effetto domino: “Nel caso in cui dovesse andare a processo, è chiaro che dovrebbe dimettersi sia Ferrero che John Elkann. Ferrero dalla presidenza della Juventus, John Elkann da tutti gli incarichi per motivi di statuto“.
E poi la sentenza: “Dalla pioggia attuale si passerebbe alla grandine“.










