“Parenzo e Cruciani? Un gioco delle parti: al telefono ragionano, in onda recitano” | Giorgio Bianchi

Un duro j’accuse contro i media che lucrano sulla stupidità del pubblico arriva dal fotoreporter Giorgio Bianchi, ospite di Fabio Duranti. Il punto di partenza è un ricordo: Urbano Cairo che, all’inizio della pandemia, secondo la sua ricostruzione invitava a moltiplicare la pubblicità perché la gente, chiusa in casa, restava davanti alla televisione. Un episodio che, ricorda, non suscitò particolari reazioni, a differenza di altri casi in cui chi rideva di una tragedia fu duramente criticato.

Il discorso passa poi alla sua partecipazione a La Zanzara, dove, racconta Bianchi, David Parenzo lo avrebbe attaccato a lungo. Quando ha chiesto di tenere a bada il cane per poter parlare ‘tra esseri umani’, sostiene, il conduttore si sarebbe risentito, pur essendo, a suo dire, abituato a insultare tutti. Giuseppe Cruciani, invece, viene definito una persona intelligente, ‘non condivisibile’ ma non discutibile quanto a intelligenza. Con lui, ricorda Bianchi, c’erano state lunghe telefonate sul conflitto in Ucraina, mentre lavorava sul campo. Per questo si è detto stupito di essere stato poi chiamato in trasmissione per essere deriso dal suo ‘mastino’. Dice di essere comunque orgoglioso di non aver ceduto alla provocazione: a un certo punto ha ignorato del tutto l’interlocutore, restando tranquillo.

“Una pantomima quotidiana“

Per Bianchi il meccanismo è un gioco delle parti: in privato le stesse persone sanno discutere e riconoscono la credibilità dell’interlocutore, mentre in onda devono recitare e screditare. Un’osservazione condivisa da Duranti, che parla di scarso rispetto verso le persone. Una ‘pantomima’ alla quale si assiste ogni giorno e che spaventa Bianchi, perché c’è ancora chi la segue. Il pubblico, osserva, tende a premiare programmi che lo prendono in giro e lo considerano ingenuo, invece di quelli che emozionano in positivo, informano e rispettano chi guarda.

L’appello

L’invito è a non usare il pubblico come business né come target da accontentare. «Fare soldi sull’ignoranza e sulla stupidità porta sfortuna», avverte Bianchi. Duranti richiama il caso di Vanna Marchi, che avrebbe ricevuto un riconoscimento per la cultura in Campidoglio, e ricorda che lei ha comunque pagato. Bianchi replica con una provocazione: la farebbe cavaliere del lavoro, perché in qualche modo aveva intuito dove andava il mondo, aprendo un filone poi esploso su internet. La conclusione: meno persone seguiranno queste pantomime, più il livello di intelligenza e il benessere generale della società miglioreranno. Resta da capire, aggiunge, se davvero vogliamo migliorare.