ELKANN – Dopo la pesante sconfitta incassata, la Juventus di Spalletti è tornata sotto processo. Il giudizio più ripetuto riguarda l’identità. “Vedo una squadra senz’anima, senza identità“, ha detto Nicola De Bonis a Radio Radio Lo Sport. Intanto dal 2019 la proprietà ha sostenuto cinque aumenti di capitale per circa 1,25 miliardi e il bilancio al 30 giugno è stato il nono consecutivo in perdita.
Il conto di Elkann
L’ultima ricapitalizzazione, da 250 milioni, è attesa per fine anno e arriva dopo un esercizio chiuso a meno 66 milioni e perdite complessive che superano il miliardo, in larga parte coperte da Exor. Su questi numeri Ilario Di Giovambattista ribalta la lettura: la Juventus ha un problema di gestione, non di anima.
In diretta ai nostri microfoni immagina la reazione di John Elkann: “Voi che volete da me? Che vi ho messo 1 miliardo e 250 milioni nella Juve?“. Il bersaglio, nella sua analisi, sono i dirigenti che si sono succeduti, ai quali il presidente di Exor dovrebbe chiedere conto.
Quel peso della storia
Le scelte, nel frattempo, sono cambiate di continuo. Dal 2019 il club ha vissuto sei assetti societari diversi e dopo Allegri sono passati Motta, Tudor e Spalletti, confermato nonostante l’obiettivo Champions League fallito. Damien Comolli, amministratore delegato da novembre 2025, ha lasciato a giugno con una buonuscita da 850mila euro e oggi è già ripartito dal Pisa. Quanto al presunto distacco tra proprietà e ambiente, la risposta è secca: “Ma che c’entra con la squadra questo?“.
A zavorrare la Juve sarebbe piuttosto la memoria dell’epoca dell’avvocato Agnelli, poi di Andrea, fino ai nove titoli consecutivi. Una fissazione per il passato, e per i successi che furono, che a suo avviso paralizza tutto l’ambiente: “è il mondo Juve fissato su sta storia, non si schioda!“.
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