E adesso Mario Draghi, l’euroinomane e unto dai mercati, l’uomo nato per comandare senza mai dover essere eletto da nessuno, fonda, udite udite, un think tank per salvare l’Unione Europea e per garantire, tanto per cambiare, la competitività. L’unto dai mercati, coerente con se stesso. Questo gli va senz’altro riconosciuto, senza alcun dubbio. Aveva a suo tempo dichiarato che era d’uopo salvare l’euro whatever it takes, cioè a ogni costo, e ora si impegna in prima linea per farlo al cospetto della sempre più evidente catastrofe di quella Unione Europea che, tecnocrazia depressiva e repressiva, sempre più appare simile a un treno in corsa verso il baratro.
Il carro armato del pensiero unico e il feticcio della competitività
A rigore bisognerebbe tradurre l’espressione think tank non tanto con pensatoio o laboratorio di idee, ma con carro armato del pensiero unico politicamente corretto. Tank vuol dire anche questo, carro armato. Non sfugga ovviamente la parola magica “competitività“, voglio dire il passepartout della neolingua liberista, il sacro graal della religione del libero mercato concorrenziale sans frontières.
Al di là della retorica roboante con cui i pretoriani infaticabili del pensiero unico europeisticamente corretto provano con zelo a celebrare l’Unione Europea, il solo fondamento valoriale di quest’ultima è, e resta, la competitività, cioè la trasformazione dell’esistenza degli esseri umani in una guerra reciproca nel nome del mors tua, vita mea.
E in nome della competitività, non per caso al centro del Trattato di Maastricht e di quello di Lisbona, gli euroinomani delle brume di Bruxelles attuano con solerzia la liberalizzazione integrale del mondo della vita e, insieme, la distruzione programmata dello stato sociale nel Vecchio Continente.
Più Europa come cura per il fallimento dell’Europa
E a chi pacatamente faccia loro notare che questa ricetta sta portando l’Europa tutta nell’abisso, rispondono con tenace convinzione che “ci vuole più Europa”, in maniera non meno assurda di chi, al cospetto del fallimento acclarato dei farmaci somministrati, asserisse che bisogna aumentarne le dosi.
Per parte nostra lo abbiamo adombrato infinite volte e lo ribadiamo anche ora: non si tratta di salvare l’euro e l’Unione Europea, ma di salvarsi da entrambi prima che sia troppo tardi e principi la notte che non ha mattino.
Ecco perché siamo piuttosto preoccupati al cospetto della fondazione del think tank di Mario Draghi. Perché costoro non hanno ancora capito, o non vogliono capire, che l’Unione Europea non può essere la soluzione per la contraddizione che non lo consente. L’Unione Europea infatti è il principale problema.
RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro










