Rallentare il declino cognitivo: le sostanze che nutrono il cervello | Con Giuseppe Di Bella

Dopo i 65 anni il cervello perde sostanze fondamentali per la memoria e l'energia dei neuroni. Il dottor Giuseppe Di Bella spiega come intervenire con molecole biologiche non tossiche: "La terapia non può essere una monoterapia"

Le malattie neurodegenerative sono ormai una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo. In Italia oltre un milione di persone convive con una forma di demenza, circa 600mila delle quali con l’Alzheimer. Il Parkinson interessa diverse centinaia di migliaia di pazienti. L’allungamento della vita media spiega una parte del fenomeno, ma il declino cognitivo si manifesta sempre più spesso già tra i sessanta e i settant’anni, con un peso enorme per i malati e per le loro famiglie.

Un’emergenza che cresce anno dopo anno

Per il dottor Giuseppe Di Bella il quadro è più grave di quanto si percepisca: “Sta incrementando notevolmente il numero di persone affette da malattie degenerative. Il dato è preoccupante, perché la persona non riesce più a partecipare alla vita sociale, e perché si tratta di malattie con un esito infausto. Seguendo le statistiche di altre nazioni, a cominciare dagli Stati Uniti, i casi di Alzheimer e di Parkinson aumentano rapidamente anno dopo anno”.

Il ragionamento parte dalla natura dell’organo colpito, la cui complessità rende inefficace qualunque approccio basato su un solo farmaco: “Il sistema nervoso è l’organo con la più alta dignità funzionale e interagisce con tutto l’organismo. Davanti a una realtà così complessa e mutevole, la terapia non può essere una monoterapia. Il cervello regola lo stato cognitivo, la sensibilità dolorifica e termica, la vista, l’udito, l’olfatto. Tutte queste funzioni sono coordinate fra loro e convergono nel sistema limbico, nei lobi temporali e nell’ippocampo, dove le informazioni vengono elaborate. La terapia deve quindi agire sulla vitalità del singolo neurone e sulla sua capacità di comunicare con il resto dell’organismo”.

Il carburante del cervello

In pratica, si tratta di sostenere il neurone su più fronti contemporaneamente, con sostanze che il corpo conosce già: “Sono sostanze biologiche non tossiche, con un effetto importante, e ancora molto sottovalutate. Sulla glutammina, che è un carburante diretto del cervello, esistono migliaia di pubblicazioni. Altrettante sugli aminoacidi dopaminergici come la fenilalanina e la tirosina, precursori della dopamina”.

Al centro di tutto c’è la produzione di energia, che con l’età rallenta ovunque e in particolare nel cervello. Qui entrano in gioco le vitamine del gruppo B, somministrate come esteri fosforici: “Il gruppo B interviene su un elemento senza il quale non esiste niente: la formazione di energia. La molecola base è l’ATP, e il punto critico della sua produzione si trova nei mitocondri, nel ciclo di Krebs. Più una persona va avanti con l’età, meno energia ha. Con il gruppo B restituisco al cervello l’energia che declina gradualmente. Si può somministrare anche per via intramuscolare, non è tossico, anzi è disintossicante. Fa eccezione la B12, che va data a parte. Anche i mitocondri invecchiano, come tutto nel nostro organismo. Per questo faccio una multiterapia con prodotti biologici, somministrati contemporaneamente e gradualmente”.

Quando la somatostatina viene a mancare

L’elemento più originale riguarda la somatostatina e i suoi analoghi, che la ricerca associa sempre più spesso allo stato cognitivo: “È un denominatore comune di molte pubblicazioni. Dopo i 65 anni, nelle aree cerebrali più importanti per lo stato cognitivo, cioè il lobo temporale, l’insula e l’ippocampo, diminuiscono lentamente ma progressivamente sia la somatostatina sia la cortistatina. Questo calo va di pari passo con il declino cognitivo. Se riesco a integrare questa carenza, fornisco una sostanza biologica fondamentale che viene a mancare con l’età, e lo faccio con molecole non tossiche”.

La somatostatina e l’analogo octreotide sono già disponibili. La cortistatina invece no, e da qui nasce un appello: “Abbiamo condotto uno studio con un’università sulla cortistatina. Sarebbe molto importante che qualcuno con capacità imprenditoriali la registrasse e la rendesse disponibile. Oltre a un effetto potente sullo stato cognitivo, agisce in modo altrettanto potente sul sistema immunitario: quasi tutte le cellule immunitarie hanno recettori per la cortistatina, comprese le plasmacellule, che se crescono in modo anomalo possono portare al mieloma multiplo”.

Curare, ma anche prevenire

Resta da capire se si possa giocare d’anticipo, integrando per tempo ciò che l’organismo perde con gli anni. La risposta è netta: “Sicuramente sì. Sta emergendo il ruolo di molecole naturali e vitali che agiscono su più organi e più funzioni. L’ipofisi produce l’ormone della crescita, che agisce su tutto ma va controllato, e il regolatore generale, nell’ipotalamo, è proprio la somatostatina. Oggi non la consideriamo più soltanto un antitumorale: si sta evidenziando una sua funzione molto importante sul sistema immunitario e sulla proliferazione cellulare. E un effetto importantissimo, ancora molto sottovalutato, lo ha la melatonina”.