Papa Leone censurato all’UNESCO: “Vi hanno mostrato l’ulivo e non il discorso da diffondere ovunque”

Il 25 settembre Leone XIV ha parlato nella sede dell’UNESCO a Parigi, seconda tappa del suo viaggio in Francia, riannodando il filo con l’organismo delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura dopo quarantasei anni dall’ultima visita di un Pontefice. Una visita che cade in un momento delicato per l’organizzazione: gli Stati Uniti hanno infatti annunciato il loro terzo ritiro dall’UNESCO, che diventerà effettivo il 31 dicembre 2026. E se le immagini rilanciate dai media hanno raccontato soprattutto il gesto simbolico dell’ulivo della pace, il discorso pronunciato davanti alla platea dell’organizzazione ha toccato globalizzazione, colonialismo finanziario e imposizioni ideologiche.

Per capire il peso di quella presenza bisogna guardare alla lunga storia di strappi tra Washington e l’UNESCO. Una storia che, secondo Manlio Dinucci, attraversa indifferentemente amministrazioni repubblicane e democratiche: “Nel 1984 l’amministrazione Reagan interruppe i rapporti con l’organizzazione, sostenendo che essa favorisse gli interessi dell’Unione Sovietica, l’allora impero del male, come lo chiamava Reagan.
Durante l’amministrazione Obama, premio Nobel per la pace, attenzione, gli Stati Uniti sospesero i finanziamenti. Per quale grave reato? Dopo che la Palestina fu ammessa come membro a pieno titolo nel 2011. E infine nel 2017, all’inizio del primo mandato di Trump, gli Stati Uniti si ritirarono. Obama, il presidente democratico, e Trump, presidente repubblicano, si trovano uniti nella stessa azione”.

La motivazione ufficiale del nuovo addio, messa nero su bianco dal Dipartimento di Stato, torna ancora una volta sulla Palestina: l’ammissione dello Stato palestinese come membro sarebbe “estremamente problematica” e avrebbe alimentato una retorica antisraeliana dentro l’organizzazione. Un’accusa che non regge: “È assolutamente falso quello che viene affermato nel comunicato del Dipartimento di Stato, perché l’UNESCO non ha fatto niente di ciò di cui viene imputato. Il 31 dicembre, terza volta, se ne va. E quindi il fatto che il Papa, che viene dagli Stati Uniti, vada proprio all’UNESCO a Parigi a parlare ha un significato ben preciso”.

L’attacco frontale

Da qui si arriva al bersaglio vero. Gli attacchi al Pontefice, va notato, seguono due registri: uno hard e uno soft. Il primo parte addirittura prima dell’elezione di Leone XIV, con il fotomontaggio di Donald Trump vestito da Papa postato sui profili social della Casa Bianca a pochi giorni dal conclave del maggio 2025 e condiviso dallo stesso presidente su Truth. “Non è lo scherzo di uno un po’ megalomane, dissacrante. No, questo ha un contenuto ben preciso, che viene poi confermato”.

La conferma arriva, sempre su Truth, con un messaggio firmato dal presidente degli Stati Uniti: “Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran possieda un’arma nucleare. Non voglio un Papa che ritenga terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela. Non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti. Leo dovrebbe essere grato perché non figurava in nessuna lista dei candidati al papato ed è stato inserito nella Chiesa solo perché era americano. Se non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano”.

Parole che si smontano da sole: “È assolutamente infondato, falso. Non perché vogliamo difendere il Papa, vogliamo difendere la verità. È l’opposto. Debole contro le armi nucleari? C’è una voce che è risuonata di allarme e di appello, ed è quella del Papa contro le armi nucleari. E non solo questo Papa: anche Papa Francesco fu molto forte su questo argomento”.

La censura con l’innaffiatoio

Poi c’è l’attacco più leggero, ma più insidioso. Quello che passa per il racconto. “Prendiamo un giornale, il Sole 24 Ore, mica l’ultimo: titola che il Papa alla sede dell’UNESCO innaffia l’ulivo della pace. Il gesto è ovviamente significativo, simbolico, nessuno può criticarlo. Ma uno si chiede: e tutto quello che ha fatto all’UNESCO? Avete sentito qualche organo del mainstream, televisivo, radiofonico o stampato, che vi abbia fatto ascoltare ciò che il Papa ha detto veramente?”.

Eppure si tratta di concetti che “non riguardano solo i cattolici né altre religioni, ma chiunque abbia un senso di umanità, di giustizia, qualunque sia il suo indirizzo”. A cominciare dalla Torre di Babele, che per Leone XIV “rappresenta una unità imposta attraverso il dominio. Più il potere opprime, più si indebolisce, mostrando il suo volto disumano. Come insegna la storia, molti imperi hanno celebrato la loro prepotenza prima di consumarsi e crollare come una torre. Oggi la tentazione di Babele si presenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana a commercio”.

Verità, potere e intelligenza artificiale

Il discorso scende poi sul terreno dell’informazione e della tecnologia: “La comunicazione si è fatta molto più rapida, ma non necessariamente più veritiera. L’informazione è abbondante, ma non coincide con la sapienza. L’intelligenza artificiale accentua questo problema: questi sistemi sono in grado di correlare dati, ma non possono rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana. Senza la verità il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti. Gli altri vengono esclusi nel nome del profitto e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libertà. Chi detiene il potere invoca la legge quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando perfino la giustizia come una merce da comprare e vendere”.

Fino all’appello per i più fragili: “Esorto la comunità internazionale a dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani. Nell’era digitale la loro vulnerabilità non deve mai diventare occasione di sfruttamento. Chi opera nel campo dell’educazione sa che solo la verità ci fa liberi”.

Sono, secondo Dinucci, “le chiavi di lettura decisive di quello che sarà il nostro futuro, se ci sarà un futuro”. Materiale da scuola, altro che cronaca di colore: “Se fossi nell’insegnamento, in un liceo, prenderei il discorso integrale del Papa, ne estrarrei queste parti e dedicherei lezioni intere, non di religione, ma di storia della nostra società, di riflessione. Questa sarebbe una vera scuola. Invece quello che ci arriva è semplicemente il Papa con l’innaffiatoio che innaffia l’ulivo della pace. Un bel gesto, però è una censura sul ruolo che questo Papa sta effettivamente svolgendo”.