Dopo il trionfo agli Europei di Parigi, dove ha stabilito due record del mondo nei 50 dorso e conquistato sei medaglie, Sara Curtis è finita al centro di un dibattito sulla sua italianità: nata a Savigliano da padre italiano e madre nigeriana, la nuotatrice ha respinto pubblicamente chi ha definito “nigeriano” il suo primato, rivendicando la propria doppia appartenenza culturale. Un episodio che si inserisce nel più ampio confronto politico sulla remigrazione e sui criteri di cittadinanza, tema su cui Futuro Nazionale ha presentato un programma che prevede 20 anni di residenza, un livello C1 di lingua italiana e una dichiarazione di assimilazione alla civiltà “greca, romana e cristiana”.
Ius sanguinis, non il colore della pelle
Interpellato sul caso, Roberto Vannacci ha ribadito la propria posizione: “Sara Curtis è italiana, sono italiani i figli di italiani dove almeno uno dei genitori è italiano, e Sara Curtis il padre è italiano”, ha dichiarato, definendo lo ius sanguinis un criterio adottato “in quasi tutti i paesi del mondo”. Il generale ha inoltre respinto la definizione di “seconda generazione” applicata all’atleta, riservando quel termine solo a chi ottiene la cittadinanza per residenza.
L’integrazione come scelta, non come imposizione
Sul fronte dell’accoglienza, Vannacci ha aperto a chi sceglie di abbracciare la cultura italiana, ma non a chi pretende di imporne una diversa: “Quello che a me dà fastidio sono quelli a cui non piace la civiltà italiana… e che venendo in Italia ce li vogliono imporre”. Interrogato infine sugli insulti razzisti ricevuti insieme alla moglie, li ha liquidati con ironia, rivendicando il proprio orgoglio per le origini mediterranee.










