Un caso realmente accaduto ha riportato l’attenzione sulle reti riservate dell’élite tecnologica statunitense. Secondo la ricostruzione di Wired e di altre testate internazionali, la hacktivist svizzera Maia Arson Crimew ha reso pubblici i dati di Dialog, il network fondato da Peter Thiel con l’investitore Auren Hoffman, il cui ritiro annuale era in programma in Irlanda, vicino Dublino, dal 12 al 16 agosto. Tra i 222 iscritti figuravano nomi noti della finanza, della politica e della tecnologia, incluso Elon Musk; l’incontro, previsto in un hotel a cinque stelle nella contea di Wicklow, è stato poi annullato dalla struttura dopo la diffusione della notizia, mentre l’organizzazione ha parlato di un attacco informatico ai propri danni.
A riportare la notizia in diretta è stato Alberto Contri, che ha messo al centro proprio questo caso come la notizia più rilevante della giornata, collegandolo al tema più ampio del controllo esercitato dai grandi gruppi tecnologici sul lavoro e sull’informazione. Nelle sue parole, il rischio è che “tutti guadagneranno soltanto i proprietari delle macchine, dei sostituti degli esseri umani laddove l’essere umano è sostituibile” – un riferimento diretto alle posizioni di Geoffrey Hinton, l’informatico canadese insignito nel 2024 del Nobel per la Fisica insieme a John Hopfield, che indica tra i rischi concreti dell’intelligenza artificiale proprio la disoccupazione di massa.
Su questo abbiamo chiamato in causa Antonio Amorosi, ricordandogli l’articolo che aveva pubblicato sul tema proprio riguardanti i rischi derivati dalle Big Tech. Amorosi ha quindi illustrato la propria analisi sul potere delle piattaforme, sostenendo che “Big Tech, che controlla le reti di distribuzione delle informazioni, riesce a definire che cosa fanno i cittadini”. A chiudere il cerchio è tornato ancora Contri, secondo cui “finirà anche la ricerca della verità […] perché se esiste un sistema che ti dà le linee guida […] tu sarai un cattivone”.










