In questi giorni i più letti e soprattutto più venduti quotidiani di provata fede liberale atlantista stanno ripetendo a tambur battente che Vladimir Putin sta precipitando nei sondaggi e sta altresì subendo una vera e propria emorragia di consenso in patria. Di questo passo ci spiegheranno presto con zelo magari che il popolo russo sogna di avere il guitto Zelensky, attore nato con la n maiuscola, come presidente e di passare direttamente sotto il controllo americano o forse di entrare a far parte della tecnocrazia depressiva e repressiva di Bruxelles, pudicamente appellata Unione Europea.
Gli stessi che danno la caccia alle fake news e si sono intestati la demenziale battaglia contro la disinformazione sono i primi a riempire le teste dei cittadini manipolati di disinformazione e di propaganda, buone soltanto a garantire l’ordine simbolico funzionale alla riproduzione del sistema turbocapitalistico e americano centrico, di cui lo ricordiamo l’Unione Europea è semplice colonia priva di dignità.
Il mito della spelonca e l’idiosincrasia occidentale
L’obiettivo in fondo resta sempre il medesimo, descritto peraltro da Platone più di duemila anni fa con l’immagine della spelonca, fare in modo che gli ottenebrati dell’antro desiderino rimanere là sotto anziché tentare la difficile via che conduce a migliori libertà. Più precisamente i gruppi dirigenti in occidente spacciano i loro sogni e i loro desiderata per realtà effettuale. L’idiosincrasia occidentale, anzi uccidentale, verso Putin e più in generale la collaudata russofobia oggi imperante in occidente, si spiegano in ragione del fatto che Vladimir Putin sta da decenni opponendo una fermissima resistenza alla americanizzazione imperialistica della Russia, sta tutelando la sovranità della sua nazione e si sta rivelando indisponibile a ogni compromesso con il nichilismo della globalizzazione americanocentrica, quella che più volte ho qualificato come anglobalizzazione.
Un popolo compatto contro il neoleviatano del dollaro
La realtà, non detta perché non dicibile, è che il popolo russo è unito e compatto intorno alla figura del suo presidente nel quale ravvisa, peraltro con ottime ragioni, un baluardo decisivo di resistenza e di sovranità contro i barbari che premono alle porte della Russia e che, lo ricordiamo, hanno prodotto la guerra d’Ucraina come casus belli in vista della normalizzazione atlantista della Russia stessa. Ma la Russia sta resistendo e continuerà a farlo. Questo è il motivo dell’idiosincrasia di Washington verso Mosca, il fatto che appunto Mosca resiste e non si piega all’imperialismo della civiltà neoleviatanica del dollaro.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro










