Svelati gli affari sporchi dell’Occidente: cosa c’è dietro la crisi Ucraina-Iran | Con Alberto Negri

Il 26 luglio un drone ucraino a lungo raggio ha colpito la nave mercantile iraniana “Anna” nel Mar Caspio, uccidendo un marinaio. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di un atto che «non rimarrà senza risposta», telefonando direttamente all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas per chiedere che l’Europa fermi Kiev. Pochi giorni dopo, il 29 luglio, Teheran ha parlato di errore non intenzionale ammesso dalla diplomazia ucraina, cercando di evitare un’escalation con la Repubblica islamica.

Sullo sfondo si muove anche la crisi interna ucraina: il 15 luglio Zelensky ha rimosso il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, l’uomo dietro l'”esercito di droni” di Kiev, scatenando proteste di piazza. Pochi giorni dopo il ministro Guido Crosetto ha offerto a Fedorov un ruolo di consulente a Roma, provocando la reazione al vetriolo della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, che ha paragonato l’offerta a un ipotetico incarico per Osama bin Laden.

È su questo scenario che inizia l’excursus di Giorgio Bianchi, che ha introdotto il tema legandolo a una lettura più ampia del conflitto, definendo l’operazione russa un fallimento strategico per Putin.

La risposta di Alberto Negri

A raccogliere il ragionamento è stato Alberto Negri, che ha aperto il suo intervento chiarendo subito la posta in gioco: «Innanzitutto sul primo punto, non c’è dubbio che gli iraniani si prenderanno una vendetta» per l’attacco rivendicato da Kiev. Sul fronte ucraino, l’analista osserva che Zelensky non avrebbe interesse a un accordo definitivo, perché, nelle sue parole, «è la guerra che lo tiene in piedi», garantendogli finanziamenti europei altrimenti irraggiungibili.

Gli interessi economici dietro il conflitto

Quanto a Washington, per Negri l’obiettivo reale non sarebbe politico ma economico: gli Stati Uniti punterebbero a «mettere le mani sugli asset economici della Russia», più che a determinarne il futuro politico, in una logica già vista in altri contesti geopolitici.

Anche l’episodio dell’attentato di Monte Carlo contro l’imprenditore ucraino Vadim Ermolaev, con la successiva morte della sospettata a Kiev, viene richiamato dall’analista come tassello di una serie di eventi che, a suo avviso, non ha ricevuto adeguata attenzione da parte delle cancellerie europee.