Interrogato Fauci su Wuhan, non rispose: “Ha qualcosa da nascondere” | Con Roberto Vivaldelli

Anthony Fauci ha scelto il silenzio. Mercoledì 29 luglio, davanti alla Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee presieduta dal repubblicano Rand Paul, l’ex direttore del NIAID ha invocato il Quinto Emendamento per ben 111 volte, rifiutandosi di rispondere alle domande sull’origine del Covid-19 e sulla gestione della pandemia. Nel suo unico intervento, Fauci ha dichiarato che, per quanto gli dispiacesse farlo, su consiglio dei suoi legali avrebbe esercitato il diritto a non autoincriminarsi, accusando al contempo Paul di un'”ossessione” nei suoi confronti finalizzata a vederlo, nelle sue parole, “dietro le sbarre”.

L’audizione arriva dopo la pubblicazione, da parte dello stesso Paul, di oltre mille pagine del diario pandemico di Fauci, e si è chiusa con l’annuncio di un voto, la prossima settimana, per l’oltraggio al Congresso. Poche ore dopo, il procuratore generale della Florida James Uthmeier ha reso noto che il suo ufficio avvierà un’indagine autonoma, sottolineando come la “mancanza di franchezza” di Fauci verso il Congresso sia “inaccettabile” e ricordando che la grazia concessa da Joe Biden copre solo eventuali reati federali, non quelli perseguibili a livello statale.

Della vicenda ha parlato Roberto Vivaldelli, giornalista di InsideOver, ospite di Un Giorno Speciale. “Come era prevedibile, Fauci ha invocato il Quinto Emendamento, sostanzialmente ha fatto scena muta”, osserva Vivaldelli, che collega il rifiuto a rispondere al nodo dei finanziamenti concessi nel 2014 a EcoHealth Alliance per gli esperimenti di gain of function condotti nel laboratorio di Wuhan, diretti anche da Peter Daszak.

Secondo il giornalista, le email rese pubbliche negli anni dimostrerebbero che lo stesso Fauci avrebbe fatto pressioni affinché la tesi dell’origine naturale del virus diventasse dominante, un’ipotesi che nel dibattito scientifico e politico ha progressivamente perso terreno a favore della teoria della fuga di laboratorio. Nelle sue parole, Vivaldelli ricorda anche il ruolo di Shi Zhengli, la virologa cinese soprannominata “Batwoman”, che lavorò a stretto contatto con Daszak nello studio dei coronavirus di origine pipistrello.