Il cinema di Steven Spielberg attraversa generazioni. L’ho scoperto da adolescente al cinema Mignon di Roma, la sala d’essai che proietta tutti i film di Totò, con “Duel” il suo primo vero lungometraggio, destinato alla televisione, ma poi catapultato nei cinema di tutto il mondo. Italia compresa. Un progetto che anticipa una vera cineteca di capolavori.

Sono andato alla prima di “Disclosure Day” per non essere influenzato dai Social, dalla critica e dai trailer invasivi. Insomma, la ressa video mediatica di oggi non mi piace. Preferisco vedere un film in una comoda sala, senza influenze e preferibilmente senza nessuno che mangia pop-corn nelle vicinanze. Ma questa è un’altra storia.

Non vi racconto la sinossi del film, vorrei solo invogliarvi, come ho fatto altre volte, a buttare il telecomando, andare al cinema, sedervi in una bella poltrona e farvi avvolgere dalle immagini e dalla musica. Spielberg è una garanzia. Il suo è un cinema per chi ama veramente la settima arte. Non è solo una transfert della propria anima, dei propri pensieri, di un percorso politico o di denuncia come spesso accade nei film d’autore – senza togliere al grande valore del cinema d’impegno – in questo film il suo messaggio è l’ennesimo concentrato di spettacolo e di emozioni.

Il tema degli alieni è molto caro al regista di Cincinnati. Come regista e come produttore.
Lo affronta diciottenne negli anni sessanta, girando “Firelight” un primo soggetto dedicato agli UFO e sconosciuto al grande pubblico. Verso gli anni ottanta si vola con “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ed “E.T. l’Extra-Terrestre”, agli inizi del nuovo millennio si precipita con l’invasione aliena de “La Guerra dei Mondi”. Tutti capolavori e blockbuster dalle molteplici e interessanti chiavi di lettura. Oggi atterriamo con “Disclosure Day” forse l’epilogo di un percorso iniziato sessant’anni fa.

Il soggetto è un’idea dello stesso regista. Siamo ai giorni nostri durante una nuova crisi mondiale, oggi non è una novità, ma non basta. L’uscita del trentasettesimo film di Spielberg sembra quasi rispondere alle news di questi mesi che hanno coinvolto il presidente Trump, l’intelligence e i media statunitensi riguardo la divulgazione ufficiale in rete di diversi filmati, in possesso delle autorità militari, della presenza nei nostri cieli di oggetti volanti non identificati, oggi chiamati UAP, OVNI o alla vecchia maniera UFO, generando sui media un dibattito molto acceso e secondo me molto confuso. Un complotto del complotto? Chissà.

Come Kubrick e Asimov

Spielberg è in gran forma e la storia sembra ispirarsi alle migliaia di dossier UFO che hanno coinvolto le autorità americane e non solo, a partire dal mistero di Roswell nel luglio del 1947. Un condensato intelligente e quanto mai attuale della fenomenologia UFO. Una sorta di UFO.2 quasi ad anticipare qualcosa che potrebbe veramente accadere in questi giorni. Come per Kubrick sull’intelligenza artificiale e Asimov per la robotica.

“Disclosure Day” è distante dalla drammaticità de “La Guerra dei Mondi”.
Spielberg ci prepara all’incontro con con gli esseri di un altro pianeta attraverso un messaggio universale, sfruttando la modernità digitale con l’intenzione di liberarci finalmente da una zavorra che ha appesantito l’umanità e l’ha allontanata dalla natura e dalla pace, ma soprattutto da noi stessi.

Il film è intenso, ricco di colpi di scena. Gli attori, star come Emily Blunt, Colin Firth e Colman Domingo senza dimenticare Josh O’Connor e Eve Hewson, sono a loro agio. Le due ore e mezza volano, la sceneggiatura dello storico collaboratore di Spielberg David Koepp è corposa e scivola sulle montagne russe, dirette dal premio Oscar, duettando con le musiche del maestro John Williams in un crescendo che porterà al gran finale. Quello che tutti noi appassionati di cinema e di misteri come gli UFO vogliamo vedere.