Quattro laboratori di biologia molecolare sparsi nel mondo, pubblicazioni internazionali, convegni a Tokyo e a New York. Quella di Emiliano Toso era, fino a pochi anni fa, una carriera scientifica di altissimo profilo. Poi, a quarant’anni, sotto la doccia, ha preso una decisione che ha cambiato tutto: fare un disco con le sue composizioni preferite, quelle che aveva sempre tenuto nascoste per paura del giudizio. “Non avevo mai condiviso la mia musica”, racconta. “Ho deciso di farmi il regalo più bello della mia vita. Da quel momento la vita mi ha preso e portato da una situazione in cui stavo benissimo, tutto era perfetto, ad un’altra in cui sono profondamente me stesso.”
La frequenza 432 Hz
Al centro della musica di Toso c’è un’accordatura particolare: il La centrale a 432 Hz, contro i 440 Hz dello standard internazionale adottato negli ultimi ottant’anni. Una differenza che l’orecchio umano non percepisce consciamente, ma che — secondo Toso — produce un effetto profondo sull’ascoltatore. “Non più un’accordatura di conquista, brillante, del giudizio, ma qualcosa che ci porta dentro di noi, che porta alla condivisione della musica.”
Una frequenza che risuona con i ritmi biologici e con i cicli naturali del pianeta.
Tra le esperienze più significative della sua carriera musicale c’è quella vissuta in una sala operatoria del prof. Roberto Trignani, neurochirurgo che lo ha invitato a suonare durante un intervento su un bambino di dieci anni affetto da due tumori al midollo spinale. Cinque ore di musica, sedici persone nel team, un’unica orchestra improvvisata. “Credevo sarebbe stato un sottofondo”, dice Toso. “Invece eravamo tutti e sedici parte di un’orchestra — i chirurghi, gli strumentisti, gli psicologi. Gliel’avevamo promesso al bambino prima che venisse addormentato.” Toso è considerato il primo musicista al mondo ad aver suonato un pianoforte accordato a 432 Hz all’interno di una sala operatoria in funzione.
L’incontro con Valeria Firpo
Valeria Firpo aveva 36 anni quando le fu diagnosticata la SLA, sclerosi laterale amiotrofica. Una tracheostomia, dieci anni senza poter uscire di casa, senza vedere il cielo, senza sentire il vento sulla pelle. Comunicava — e comunica ancora oggi — soltanto attraverso gli occhi. Due anni fa ha scritto a Toso per ringraziarlo: utilizzava la sua musica per “attivare l’immaginazione e sentirsi ancora viva“. E gli ha confidato il suo sogno più grande: partecipare a uno dei suoi concerti.
Da quella lettera sono nati prima un concerto nel salotto di casa di Valeria — con il pianoforte digitale portato su tre rampe di scale —, poi, dopo due anni di organizzazione e una catena di circostanze che Toso stesso definisce “fuori da qualsiasi logica”, un concerto vero, di notte, in un fienile di famiglia a Campomorone, con il pianoforte a coda del Teatro Carlo Felice di Genova. “Vedere il suo stupore mentre rivedeva il cielo dopo dieci anni ci ha ricordato come ogni attimo della nostra vita sia così prezioso. Da respirarcelo fino in fondo.”
Nel suo libro “In Armonia”, edito da Mondadori, Toso racconta l’incontro tra biologia e musica attraverso la propria storia. Un incontro che ha basi scientifiche precise: “Se tocchiamo una cellula del nostro corpo con la punta di un atomo, sentiamo la musica. Le cellule comunicano tra di loro non solo con la chimica, ma anche attraverso la vibrazione fisica.” Un terreno su cui la ricerca degli ultimi anni sta producendo risultati sempre più solidi, tanto che Toso insegna già in master post-universitari alla Sapienza di Roma e all’Università di Brescia, dove i medici si formano all’integrazione tra medicina tradizionale e terapie complementari — dalla musicoterapia all’agopuntura, dalla danza alla pittura.
Il riferimento è anche a Candace Pert, la scienziata che per prima ha dimostrato il legame tra emozioni e salute nel suo libro Molecole di emozioni: “Le emozioni influenzano la salute del nostro corpo in modo sempre più fondamentale. Sull’emozione possiamo lavorare con l’arte.”










