Nelle ultime settimane i riflettori dell’informazione si sono accesi sulla sicurezza sanitaria a bordo delle grandi navi da crociera. Il tema è reale e documentato: dall’inizio dell’anno sono cinque le epidemie segnalate a bordo a livello mondiale. Il 7 maggio, sulla Caribbean Princess, nave della compagnia Princess Cruises, sono risultati positivi al norovirus 102 passeggeri e 13 membri dell’equipaggio sui oltre 3.100 presenti a bordo. Parallelamente, i casi di hantavirus registrati sulla MV Hondius hanno riacceso i riflettori su una questione ricorrente: le navi da crociera come ambienti potenzialmente favorevoli alla diffusione di malattie infettive.
Su questo sfondo, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo a firma di Ruggero Corcella dedicato proprio al rischio epidemico sulle crociere. Un articolo che, nei fatti, solleva una questione che va ben oltre la salute dei passeggeri: riguarda la qualità e la correttezza dell’informazione scientifica in Italia.
Per commentare i focolai virali a bordo delle navi, l’articolo del Corriere si è affidato a Fabrizio Pregliasco, presentato ai lettori con il titolo di “virologo”. Una qualifica che, alla luce del suo curriculum ufficiale, non trova riscontro.
Il sito dell’Università degli Studi di Milano, dove Pregliasco è in organico, lo descrive chiaramente come Professore Associato nel settore scientifico-disciplinare MEDS-24/B – Igiene Generale e Applicata. La sua formazione segue la stessa direzione: nel 1986 si laurea in Medicina e Chirurgia, per poi specializzarsi in Igiene e Medicina Preventiva nel 1990 e in Tossicologia nel 1994. Dal 2021 è Professore Associato di Igiene Generale e Applicata presso la sezione di Virologia del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano. Insegnare in una sezione che porta la parola “virologia” nel nome non equivale a essere un virologo, così come insegnare matematica presso un istituto di filosofia non fa di nessuno un filosofo.
L’attività didattica di Pregliasco si svolge nei corsi di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Oncologia e Odontostomatologia, nonché nei corsi di laurea di Igienista Dentale, Podologo, Terapista Occupazionale e Infermieristica. Un profilo di tutto rispetto nel proprio campo, che però non coincide con quello del virologo nel senso tecnico e lessicale del termine.
Come si sceglie un esperto?
Il punto non è attaccare una persona. Il punto è il metodo. Quando un giornale come il Corriere della Sera — la testata più letta d’Italia — deve interpellare uno specialista su un tema medico, la prima domanda dovrebbe essere: questa persona ha le credenziali specifiche per parlare di questo argomento?
Nel caso delle epidemie virali a bordo delle navi, la figura più appropriata sarebbe un virologo — medico specializzato in virologia con percorso accademico coerente — o, meglio ancora, un epidemiologo, ovvero il professionista che per definizione studia la diffusione delle malattie nelle popolazioni. Scegliere invece un igienista — per quanto esperto nel suo settore e presente nei palinsesti televisivi — e presentarlo come “virologo” è un’imprecisione che non può passare inosservata.
Le parole nei titoli e nelle presentazioni degli esperti non sono dettagli accessori: orientano la percezione del pubblico. Cambiano, di fatto, la realtà.










