È finita l’era Orbán. Dopo 16 anni, il premierViktor Orbán ha perso le elezioni parlamentari ungheresi in modo netto e storico. Il partito di centrodestra TISZA capitanato da Péter Magyar si attesta intorno al 54% dei consensi e conquista circa 137 seggi su 199, assicurandosi non solo la maggioranza assoluta ma anche la supermaggioranza dei due terzi. Fidesz di Orbán si ferma al 38% circa. L’affluenza ha toccato il record del 79%. Orbán ha ammesso la sconfitta poco dopo le 21:30, definendola “chiara e dolorosa”. Ha poi telefonato personalmente a Magyar per congratularsi e ha promesso: “Serviremo la nazione anche dall’opposizione”. Magyar, ex fedelissimo del sistema Orbán diventato il suo principale accusatore, ha parlato di “vittoria storica” e di “cambio di sistema”.
Le reazioni
Bruxelles festeggia: con Magyar al potere è probabile lo sblocco rapido dei fondi Ue congelati, la fine dei veti su sanzioni alla Russia e un sostegno più deciso all’Ucraina. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha salutato il risultato come “un giorno importante per la democrazia ungherese e per l’unità europea”. “Il cuore dell’Europa stasera batte più forte in Ungheria“, ha scritto su X.
L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha sottolineato che “l’Ungheria torna ad essere un partner affidabile su Ucraina, sanzioni e rule of law”.
“Oggi vincono l’Europa e i valori europei“, scrive su X il premier spagnolo Pedro Sanchez. “Congratulazioni a tutti i cittadini ungheresi per delle elezioni storiche. Desideroso di lavorare insieme, con Peter Magyar, per un futuro migliore per tutti gli europei”.
Anche il presidente francese Macron si è congratulato con Magyar: “Ho appena avuto un colloquio con Peter Magyar per congratularmi con lui per la sua vittoria in Ungheria! La Francia saluta la vittoria della partecipazione democratica, dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione Europea e per l’Ungheria in Europa. Insieme facciamo avanzare un’Europa più sovrana, per la sicurezza del nostro continente, la nostra competitività e la nostra democrazia“.










