Occhio: le prossime riforme strutturali tanto richieste saranno tutte fregature

L’economia italiana ha messo a segno nel 2025 un risultato migliore del previsto sul fronte dei conti pubblici: il rapporto debito/PIL è sceso al 132%, sfidando le previsioni più pessimistiche. Ma attenzione a festeggiare. Vi spiego perché questo risultato è in larga parte un’illusione ottica, e perché le cosiddette “riforme strutturali” che gli analisti continuano a invocare rischiano di essere, come sempre, qualcosa di molto diverso da quello che promettono.

Il miglioramento del rapporto debito/PIL non nasce da una reale crescita dell’economia italiana, ma da un effetto statistico. La fiammata inflazionistica del biennio 2022-2023 ha gonfiato il PIL nominale — cioè il valore teorico, misurato a prezzi correnti, della produzione interna lorda — riducendo così il peso relativo dello stock di debito pubblico rispetto a quel denominatore più grande. In altre parole: il debito è rimasto sostanzialmente quello di prima, ma il numero in basso nella frazione è cresciuto, e quindi la frazione è diminuita. Non è ricchezza reale. È aritmetica.
A questo si aggiunge l’effetto del cosiddetto fiscal drag: l’aumento nominale dei redditi e dei prezzi ha automaticamente trascinato più contribuenti in scaglioni fiscali più alti, drenando maggiori entrate nelle casse dello Stato senza che ci fosse una vera crescita della ricchezza reale. Lo Stato ha incassato di più perché i prezzi sono saliti, non perché l’economia fosse più produttiva.

I salari reali ancora sotto i livelli pre-inflazione

C’è però un rovescio della medaglia che pesa sulle famiglie italiane, e che troppo spesso viene rimosso dal dibattito pubblico. I salari reali — cioè il potere d’acquisto effettivo dei lavoratori — non hanno ancora recuperato la perdita causata dallo shock inflazionistico. Sono cresciuti meno dell’inflazione. Questo significa che chi lavora oggi si trova con più euro in busta paga ma riesce a comprare meno di qualche anno fa. Il miglioramento dei conti pubblici, in parte, è avvenuto anche a spese dei redditi da lavoro.

Un capitolo a parte merita la voragine dei bonus edilizi. Le mancate entrate fiscali generate da questi strumenti sono stimate in circa 140 miliardi di euro. Un numero enorme. Il problema è che questo colossale impegno di risorse pubbliche non ha prodotto quell’effetto moltiplicativo sulla crescita reale — e quindi sul gettito fiscale — che avrebbe dovuto giustificarlo. Il moltiplicatore fiscale associato ai bonus è rimasto inferiore all’unità: ogni euro di sussidio ha generato meno di un euro di crescita aggiuntiva. Un investimento pubblico che, in termini di ritorno economico reale, non ha retto alla prova dei numeri.

“Riforme strutturali” — traduzione: fregature

Ed è qui che voglio essere diretto, come sono sempre stato. Gli analisti internazionali e i burocrati europei tornano a invocare “riforme strutturali”. Vi do un consiglio pratico: ogni volta che sentite la parola “riforma”, sostituitela mentalmente con “fregatura”. Avrete un’idea molto più precisa di quello che vi aspetta.
Dopo oltre un quarto di secolo di prescrizioni calate dall’alto da Bruxelles, chiunque voglia vedere ha abbondante materiale per valutare come siano andate le cose. Non è un giudizio di parte: è la constatazione che le ricette europee hanno spesso prodotto effetti molto diversi da quelli promessi, soprattutto per le piccole e medie imprese italiane, che sono l’ossatura reale dell’economia del Paese.
Il distacco tra la narrazione e la realtà delle imprese
Ogni giorno ricevo richieste di consulenza strategica da imprenditori. Ed ogni giorno mi accorgo del divario crescente tra quello che raccontano i giornali e quello che vivono le aziende reali. Vedo un Paese spaccato in due. Da una parte chi aspetta ancora che qualcuno — un politico, un decreto, un fondo europeo — venga a salvare la propria azienda. Dall’altra chi ha smesso di aspettare e ha preso in mano il proprio destino imprenditoriale, con risultati che la narrazione mainstream non racconta mai.

Dopo oltre un quarto di secolo, mi chiedo sinceramente cosa si debbano ancora aspettare i primi.
Questa settimana girerò l’Italia e vedrò con i miei occhi realtà imprenditoriali molto diverse da quella narrazione. Per nostra fortuna, esistono.
Se vuoi fare parte di chi agisce invece di aspettare, il 14 maggio tengo un webinar gratuito per imprenditori. Tutte le informazioni le trovate su valeriomalvezzi.it