Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili di greggio al giorno, pari a un quinto della produzione mondiale, oltre a una quota significativa del commercio globale di gas naturale liquefatto. La sua chiusura ha provocato uno shock immediato sui mercati. Con l’annuncio, poi, della tregua tra Iran e Stati Uniti, il prezzo del Brent è sceso attestandosi intorno ai 95 dollari al barile. A rendere lo stretto geograficamente inattaccabile è la sua conformazione: un passaggio a ferro di cavallo, abbastanza stretto da obbligare ogni imbarcazione a rallentare, costeggiando per chilometri il territorio iraniano. Secondo lo scrittore, nato in Transnistria e di origini siberiane, Nicolai Lilin, “dal punto di vista geografico è praticamente impossibile impedire all’Iran di controllare lo Stretto di Hormuz” e “non esiste un modo di spostare l’Iran da quel punto geografico“.
“La chiusura di Hormuz? Peggio di una bomba atomica”
“Ciò che l’Iran ha fatto chiudendo lo Stretto di Hormuz è stato molto peggio dell’utilizzo di qualsiasi arma nucleare“, dice Nicolai Lilin. “Se l’Iran avesse utilizzato un’arma nucleare tattica o anche strategica, dal punto di vista geopolitico il danno sarebbe stato minore rispetto a quello che è accaduto quando l’Iran ha dimostrato come sa gestire questo stretto. L’Iran si preparava da 25 anni per questa situazione. Loro lo dicevano, cercavano di far capire che avrebbero utilizzato questa leva. E non sono stati ascoltati“
“In Italia non vi hanno parlato dell’incontro tra Russia e alcuni rappresentanti UE”
L’Unione Europea aveva formalizzato a gennaio 2026 il piano di uscita progressiva dal gas russo, con divieto totale previsto entro il 2027. Parallelamente, la Commissione europea ha rinviato la proposta di vietare definitivamente le importazioni di petrolio russo, citando le pressioni sui mercati energetici causate dalla crisi in Medio Oriente. La chiusura di Hormuz ha ridotto ulteriormente i margini di manovra di Bruxelles, rendendo evidente che la dipendenza dall’energia fossile è più difficile da smantellare del previsto. In questo contesto, Lilin riferisce di contatti riservati tra alcuni paesi membri dell’UE e la Russia per discutere una ripresa degli acquisti di petrolio.
“Seguo i russi, e i russi hanno raccontato di un incontro avvenuto tra i rappresentanti di alcuni paesi dell’Unione Europea e la Federazione Russa in Svizzera. Si parlava proprio, diciamo sottobanco, di ristabilire i rapporti tra la Russia e alcuni paesi dell’Unione Europea nell’ambito dell’acquisto del petrolio. Una cosa del genere ancora due o tre mesi fa non sarebbe stata possibile. Perché sapete quale linea ha preso l’Unione Europea negli ultimi anni, dopo il Covid: una linea suicida, attraverso la guerra in Ucraina. Adesso sono stati costretti a incontrare i russi e a negoziare l’acquisto del petrolio, perché per loro è stato chiuso il rifornimento che arrivava attraverso lo Stretto di Hormuz dal Golfo Persico“.
L’intervista di Giorgio Bianchi.










