Dr. Cosentino in Commissione Covid: “Il green pass aiutò a diffondere i contagi. Non sapevano? Difficile”

Durante i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul Covid, il farmacologo Marco Cosentino è stato audito in merito ad alcune questioni tecniche che nel corso della pandemia erano rimaste ai margini del dibattito pubblico. A interrogarlo è stato il senatore Alberto Bagnai (Lega), economista e membro della commissione, che ha posto domande precise su tre nodi: la correttezza della definizione “vaccino” per i prodotti a mRNA, le implicazioni regolatorie di quella definizione, e il fondamento scientifico del Green Pass vaccinale.

“Vaccino” è la parola giusta?

Bagnai ha aperto chiedendo se, dal punto di vista del lessico tecnico, sia corretto definire vaccini i prodotti anti-Covid. Una domanda apparentemente nominale, ma con ricadute concrete: la classificazione di un prodotto determina il percorso regolatorio a cui viene sottoposto, e quindi i test di sicurezza richiesti prima dell’autorizzazione.
Cosentino ha risposto con una distinzione netta. Sul piano strettamente biologico, ha spiegato, la definizione non lo disturba: “questi stimolano il sistema immunitario.” Il problema sorge sul piano regolatorio. Classificati come vaccini, questi farmaci sono stati sottratti a gran parte dei test di sicurezza che avrebbero dovuto affrontare se fossero stati classificati diversamente. Come ha detto il farmacologo: “mi disturba definirli vaccini nel momento in cui penso a quelle che sono le implicazioni di carattere regolatorio, perché vuol dire sottrarli alla stragrande maggioranza dei test di sicurezza a cui invece avrebbero dovuto andare incontro se fossero stati classificati come terapie geniche, come sarebbe stato corretto data la loro natura biotecnologica.”

Cosa misuravano — e cosa non misuravano — gli studi clinici

Il punto più tecnico dell’audizione riguarda la struttura degli studi clinici su cui si è basata l’autorizzazione dei vaccini. Cosentino ha ricordato che quegli studi, per esplicito accordo tra le agenzie regolatorie e le case farmaceutiche, avevano un obiettivo preciso e circoscritto: “Negli studi clinici autorizzativi si è misurata la capacità di ridurre la frequenza di Covid clinicamente manifesto di qualunque gravità, quindi non il Covid grave, qualunque tipo di Covid. Infatti, per esempio, nello studio Pfizer sono stati quasi tutti Covid lievi e autolimitanti.”
Due cose non sono state misurate. La prima: la capacità di proteggere il vaccinato dal contagio. La seconda: la capacità di impedire la trasmissione del virus ad altri. Entrambe, ha sottolineato Cosentino, non erano state richieste dalle autorità regolatorie e quindi non erano state incluse nei protocolli di studio. Un’omissione che, nelle sue parole, “era evidente a chiunque.”

Da questo punto tecnico discende la valutazione più diretta di tutta l’audizione. Cosentino ha ricordato di essere stato tra i primi a sollevare questo problema già nell’ottobre 2021, in occasione della discussione parlamentare sull’introduzione del Green Pass: “bastava leggere la scheda tecnica di questi prodotti vaccinali: il Green Pass non reggeva in nessun modo, soprattutto il Green Pass vaccinale non reggeva perché quei vaccini non avevano nessuna prova sperimentale che impedissero la trasmissione del contagio.”
E già allora, ha aggiunto, esistevano evidenze epidemiologiche che indicavano come questi prodotti fossero molto deboli, se non del tutto inefficaci, nel blocco della trasmissione. Bagnai aveva formulato questa stessa tesi in forma di domanda: il Green Pass si basava sul presupposto di un’efficacia e di un tipo di immunizzazione che, alla luce di quanto emerso, non esistevano.

Chi è Marco Cosentino

Marco Cosentino è professore ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi dell’Insubria, dove dirige il Centro di Ricerca in Farmacologia Medica. Nel corso della pandemia è intervenuto più volte nel dibattito scientifico e istituzionale sui vaccini anti-Covid, con posizioni attente agli aspetti regolativi e agli endpoint degli studi clinici autorizzativi. La sua audizione in Commissione si inserisce nel lavoro di ricostruzione che l’organo parlamentare sta conducendo sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Italia.