BOSNIA-ITALIA | Lo stadietto e il terreno gibboso, tanto decantati, a vederli con le squadre schierate fanno meno effetto che nelle italiche descrizioni dei giorni che hanno preceduto la partita. Di certo il piccolo catino ribolle di passione, ma chi ricorda gli anni epici del “Partenio” di Avellino o dell'”Arena Garibaldi” di Pisa può aver la sensazione di ritrovarsi a una partita d’Eccellenza.
La fortuna è imponderabile, diceva Machiavelli, ma aggiungeva che l’uomo scaltro la sa riconoscere e se ne serve, come fa Barella con il suicidio difensivo dei bosniaci: quando Kean si muove nell’angolo più remoto del suo campo visivo, lo serve con i giri giusti; la punta viola, già miglior attaccante azzurro contro l’Irlamda del Nord, estrae subito dal
cilindro della sua efficacia il destro dello 0 – 1.
Vantaggio nel risultato e svantaggio numerico: così l’Italia chiude un primo tempo che nel finale ha visto il
ritorno degli assalti bosniaci e l’espulsione di Bastoni, di nuovo protagonista a metà strada tra responsabilità personali e assalti degli haters che arrivano via social in corso d’opera.
Tempo per dibattere non c’è, con un Mondiale in ballo: fuori Retegui, dentro Gatti, con i padroni di casa che costringono Donnarumma a sporcare i guanti, mentre Mancini e compagni lì dietro cominciano a trattare il pallone come una suocera che si presenti a pranzo senza preavviso.
Il secondo regalo Kean non lo scarta, dopo l’erroraccio di Basic, graziando Vasilj. Avrebbe spezzato l’orgoglio bosniaco e moltiplicato le forze di un’Italia un poco alle corde, un raddoppio allo scoccare dell’ora di gioco.
Il tempo che passa è un alleato solo fino al momento in cui ti volta le spalle: la difesa italiana si ispira a questo concetto per esibire tutta l’essenzialità possibile, ma la ripresa appare come “Il miglio verde” di Stephen King, tanto lunga da attraversare. In questo senso, gli ingressi di Esposito davanti e di Cristante come mastice della fase difensiva sembrano i più azzeccati, anche perché Dzeko e compagni cominciano a far lampeggiare la luce della riserva.
Un finale di partita italiano, con il moltiplicarsi delle transizioni offensive di Dimarco e compagni, però sceneggiato da Pirandello: proprio negli stessi minuti arriva il pareggio bosniaco, firmato da Tabakovic dopo che Donnarumma si era opposto a Dzeko.
Donnarumma, “guanto” sei bravo stasera. Il che traduce le difficoltà della partita, perché torna la sofferenza e tornano le ombre lunghe che spaventano i bambini tremebondi per un ennesimo risveglio da orfani della Coppa del Mondo.
Supplementari: chi sta peggio? Verrebbe da rispondere che l’Italia non sta meglio. Però gli Azzurri pungono con Pio, ci sarebbe da discutere su più d’un episodio, la Bosnia dopo 105′ sembra un po’ sulle gambe…mettiamoci che dovremmo forse stare in dieci contro dieci perché Muharemovic è stato graziato…i puntini di sospensione sgranano il tempo residuo prima dei rigori.
Arrivano, i tiri dal dischetto. Li chiamavano “lotteria”, non è esattamente così. Con Pio decolla oltre lo stadio il primo rigore azzurro, Tonali fa gol, Cristante traversa, poi la Bosnia fa festa.
Non è un Paese per bimbi, il nostro. Ora qualcuno si faccia da parte.










