La dittatura di Chronos e i mezzucci di Oshimen e compagni; il tempo che divora se stesso e un rigore calciato da Locatelli con logica euclidea.
A metà contesa, la gara di ritorno allo “Stadium” ha due facce come Giano, che guardano in direzioni opposte: l’1-0 a fine primo tempo in questo senso è il risultato ideale per sperare e il peggiore per illudersi.
Arsenico e vecchi tacchetti, Kelly percorre con lo scarpino il polpaccio di Yilmaz prima di infilare anzitempo il sottopassaggio: l’inferiorità numerica rende ancora più epico l’assalto dei bianconeri.
Senza Bastoni tra le ruote, al minuto 70 Kalulu incrocia da destra sul primo palo, Cakir respinge corto e Gatti firma la concretizzazione delle speranze, che crescono di pari passo coi vacillamenti dei turchi.
Il vento degli spalti sta soffiando in modo da diradare ogni nube residua di sfiducia; l’intensità non sarebbe però servita a nulla senza la testa: quella riccioluta di McKennie sbuca sottomisura a dare senso ai giri cronografici dell’assist di Koopmeiners. Con un uomo in meno, con un cuore in più, la Juventus ha ora rimesso in piano l’asse della partita.
I grandi attaccanti non si fanno trovare, finché non li senti arrivare e, in quei casi, è sempre troppo tardi. Il cobra non avvisa prima di fare lo scatto con il collo, mentre i denti sono già affondati nella vittima. Osimhen in due palloni a pelo d’erba sbriciola una cattedrale di motivazioni.
– Adesso andate via, voglio restare solo – sembra intonare Luciano Spalletti, col sottofondo di queste ore sanremesi.










