Guardi Modric e il tempo non è più una dimensione: quando lui legge in anticipo la linee di passaggio avversarie diventa un’interpretazione.

È un concetto che prescinde dai dati episodici e dal valore di una prestazione; nemmeno, come stasera, dalla imbarazzante fase difensiva di un avversario chiaramente in crisi come il Bologna. Il piccolo fuoriclasse croato, tecnicamente gigantesco e tatticamente monumentale, nel momento in cui sceglie il tempo dell’anticipo ha già “visto” il punto migliore verso il quale scaricare la palla: è la poetica calcistica messa al servizio della prosa collettiva; sono le piccole cose che non finiscono sui tabellini ma che costruiscono quelle grandi che restano negli almanacchi.

Per questo, nel momento in cui il pallone sta viaggiando verso di lui, Luka Modric ha già il dito puntato verso il basso per indicare il compagno che ancora non sa di essere quello meglio piazzato: se ne accorgerà quando il numero 14 del Milan avrà illuminato per lui quella porzione di campo in più che sta oltre il confine dello sguardo consueto. Negli stessi istanti in cui tanti altri stanno pensando l’azione, lui l’ha già scritta, a volte partendo dal capoverso di un cambio di gioco.

I bravi centrocampisti hanno visione di gioco; Modric riceve il gioco come una visione.