Askatasuna, scontri violenti a Torino: ecco chi guadagna davvero dalle guerriglie urbane

Sono scene deplorevoli di vera e propria guerriglia urbana quelle che giungono in questi giorni da Torino, la mia città. Il corteo di legittima protesta contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, uno storico centro sociale torinese, è tragicamente degenerato nella forma di una vera e propria guerra civile cittadina.

Guerriglia urbana e degenerazione della protesta

Una guerra civile cittadina che è culminata nella distruzione di parte della città, nell’esecrabile incendio di una camionetta e poi nell’orrendo pestaggio a sangue di un poliziotto, il quale è stato accerchiato e addirittura colpito con un martello da facinorosi senza volto e soprattutto senza dignità.

Mi siano allora consentite alcune considerazioni controvento. La chiusura dei centri sociali, di destra o di sinistra che siano, è sempre un gesto sbagliato. I centri sociali sono luoghi di aggregazione giovanile, tolti i quali i giovani, o parte dei giovani, sono condannati all’isolamento, magari alla delinquenza e forse anche all’inebetimento.

Corteo legittimo sabotato da violenze

Il corteo dunque era legittimo nelle sue ragioni di fondo e, oltretutto, era – diciamolo pure – un corteo partecipatissimo e che si stava svolgendo in maniera del tutto pacifica. È stato uno sparuto gruppo di deplorevoli facinorosi incappucciati a introdurre la violenza più vergognosa, spaccando tutto e aggredendo la gente.

La domanda è sempre una sola: si tratta di infiltrati dal potere o di utili idioti che agiscono in proprio? Capita spesso di vedere scene di questo tipo; in effetti è quasi un canovaccio che si ripete sempre uguale a se stesso. Quale che sia la risposta, le conseguenze dell’agire criminale di questi facinorosi sono evidenti. La violenza chiama altra violenza e, nel caso specifico, legittima la risposta violenta contro tutti i manifestanti da parte degli agenti.

Chi sono i veri nemici

Oltre a ciò, giornali, radio e tv hanno poi buon gioco nel presentare come violento l’intero corteo, dacché i pochi facinorosi screditano l’intera manifestazione, come quasi sempre accade. Come se non bastasse, a troppi non è ancora chiaro che i nostri nemici non sono gli agenti di polizia, gente del popolo come noi, come ben sapeva Pier Paolo Pasolini. I nostri nemici, contro cui indirizzare le nostre proteste, stanno in alto: sono i grandi signori del capitalismo finanziario no border, quelli che naturalmente, come usa dire, non ci mettono mai la faccia.

Lo scontro tra i lavoratori e i poliziotti figura come l’ennesimo scontro orizzontale all’interno della medesima classe, scontro che, ça va sans dire, nemmeno scalfisce i reali rapporti di forza e anzi giova solo a creare un conflitto di classe all’interno della medesima classe.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro