Torino smette di essere solo il teatro di una manifestazione degenerata e diventa un terreno di scontro politico nazionale. Le violenze seguite allo sgombero di Askatasuna vengono lette dal governo come un punto di non ritorno, un caso che impone di ridefinire confini e responsabilità. È in questo contesto che Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, interviene per fissare una linea netta: separare la protesta dalla violenza organizzata, e chiedere una risposta istituzionale che non sia ambigua.
Per Mollicone, quanto accaduto a Torino supera il perimetro della contestazione. “Qui non siamo davanti a una protesta degenerata, ma a un vero reato di insurrezione”, afferma, richiamando l’uso di martelli, laser e tecniche che definisce proprie della guerriglia urbana. La priorità, ribadisce, è la solidarietà alle forze dell’ordine, con oltre cento agenti feriti e immagini che, secondo il deputato, non possono essere relativizzate o lette come effetto collaterale del dissenso.
Nel ragionamento di Mollicone, la violenza non nasce nel vuoto. “Sono mondi che trovano spesso una copertura politica”, sostiene, chiamando in causa una parte dell’area antagonista che, a suo dire, gravita attorno a spazi occupati e realtà tollerate dalle amministrazioni locali. Il riferimento è diretto: quelle stesse aree che poi, afferma, “finiscono per essere rappresentate nelle liste del centrosinistra”. Un’accusa che sposta il tema dal piano dell’ordine pubblico a quello della responsabilità istituzionale.
Da qui la richiesta di strumenti più incisivi. Mollicone rilancia l’ipotesi di una mozione unitaria che introduca lo scudo penale per le forze dell’ordine e misure preventive più forti contro chi pratica la violenza. “Se l’opposizione voterà una mozione comune, sarà un segnale importante”, dice, precisando che non si tratta di impunità ma di evitare l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per chi agisce in contesti di legittimo intervento.
Accanto alla risposta securitaria, Mollicone propone un livello diverso di intervento: un’iniziativa dal titolo “Spegnere il fuoco della violenza”, da portare nelle scuole, nelle università e nelle sedi istituzionali. L’obiettivo dichiarato è isolare la violenza come metodo, “da qualsiasi parte provenga”, e sottrarre spazio a quella che definisce una normalizzazione dello scontro fisico come strumento politico. È qui che il discorso si chiude: Torino non come episodio, ma come segnale di una frattura più profonda che, per Mollicone, va affrontata senza ambiguità.
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