“Vedrete, l’appetito vien mangiando!” ▷ L’infausto presagio di Becchi sull’attacco Usa in Venezuela

La cattura di Maduro, la presa del potere da parte di Trump e degli Stati Uniti: quanto accaduto in Venezuela è, secondo Paolo Becchi, un segnale sintomatico di ciò che potrà succedere nel corso dell’anno. Il punto, ha spiegato in diretta su Lavori in Corso, è semplice e inquietante: l’appetito vien mangiando.

Nel dibattito si ricorda anzitutto un elemento spesso rimosso: su Maduro pendeva una taglia importante, decisa dagli Stati Uniti già sotto l’amministrazione Biden. Becchi non ne fa una questione personale, ma politica e sistemica: gli USA possono fare tutto quello che vogliono, perché “le loro guerre sono sempre giuste, mentre solo la Russia viene dipinta come Stato criminale“.

Una violazione ci sarebbe stata comunque. Con i democratici o con i repubblicani, con Trump o con altri, il punto non cambia. Ciò che colpisce è la narrazione immediata che giustifica tutto: “Maduro era un dittatore, era autoritario, era stato eletto con i brogli. Ma se questo è il criterio, allora domani Cuba, dopodomani la Colombia, poi l’Iran, e così via. Regimi autoritari ce ne sono nel mondo, ma questo non significa poter entrare in casa loro e portarli via“.

Venezuela: simbolo del doppio standard occidentale

Il fatto, insiste Becchi, non è giustificabile in questo modo. Se Putin avesse fatto una cosa del genere, sarebbe scoppiato il finimondo. E no, precisa, non ha fatto la stessa cosa: non è entrato in casa di qualcuno per portare via il presidente. “In Ucraina non ha neppure tentato di prendere Zelensky in quel modo. Qui invece siamo davanti a qualcuno che arriva sostanzialmente in casa tua e ti porta via“.

C’è chi ribatte che Maduro non fosse riconosciuto da molti Paesi, Italia compresa. Altri sì, altri no, risponde Becchi, ma resta un punto fermo: spetta a quel Paese autodeterminarsi. Anche il tema delle elezioni contestate non regge come giustificazione assoluta. Nel 2014 in Ucraina qualcuno le elezioni le aveva vinte, eppure subito dopo sono intervenuti gli americani. Se si entra in questo gioco, non se ne esce più: tutto diventa manipolabile a piacimento. Questo, in conclusione, il triste presagio di Becchi, che in un’analisi amara ma brillante non fa che mettere in luce le contraddizioni di uno scacchiere geopolitico sempre più controverso.

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