UE, giù la maschera: ora nuovi Paesi si stanno ribellando alla follia green

La questione della revoca del bando dell’UE alle auto termiche nel 2035 ha diviso profondamente gli Stati Membri. La Spagna si è opposta fermamente a qualsiasi deroga, sostenendo che l’allentamento dei target ridurrebbe la competitività e frenerebbe gli investimenti nell’elettrico.

Madrid propone invece di limitare la produzione di auto ibride plug-in per favorire la penetrazione dei veicoli a zero emissioni. Sul fronte opposto, la Germania guida lo schieramento favorevole alla flessibilità, supportata dall’Italia e dai Paesi dell’Est Europa. Anche la Francia ha recentemente ammorbidito la sua posizione, guarda caso perché lo ha fatto la Germania.

Perché, ovviamente, nessuno fa un discorso ideologico, ma un discorso utilitaristico. La Germania ha un’industria automobilistica distrutta e quindi adesso diventa flessibile. Prima era intransigente. Su tutto il resto è intransigente, su questo diventa improvvisamente flessibile.

Anche la Francia. La Francia ha recentemente ammorbidito la sua posizione, aprendo a possibili deroghe, purché accompagnate da tutele per l’industria europea. Nonostante quindi le indiscrezioni su un possibile accordo per revocare il bando, la Commissione Europea invita alla – dice lei – cautela.

L’UE, il mercato delle auto elettriche (e termiche/ibride) e la fine della democrazia

Il compromesso sarebbe quello di ridurre il target della CO₂ dal 100% – pensate un po’ – al 90% entro il 2035, e l’apertura agli e-fuel e ai biofuel, cioè i carburanti sintetici, favorendo le auto ibride plug-in e puntando quindi a una maggiore flessibilità. L’obiettivo di Bruxelles sarebbe quello di trovare un equilibrio tra le diverse istanze nazionali e le necessità di – dicono loro – modernizzazione del settore, cercando di rafforzare la produzione di veicoli a basse emissioni in Europa, con tecnologia sviluppata in Europa e non importata, soprattutto dalla Cina.

Vi faccio due considerazioni.

Primo: vi rendete conto che quindi l’Unione Europea è tutto tranne che libero mercato? Perché nel libero mercato si fa quello che vuole il mercato e se il consumatore vuole un prodotto tu non gli imponi un altro prodotto per legge.

Secondo: ma vi rendete conto che non c’è più democrazia in Unione Europea? Vi faccio una domanda semplice. Di questi dibattiti, a voi è stato dato un programma elettorale? Avete potuto votare? C’è stata una discussione politica? Il cittadino italiano ha la facoltà di dire se vuole una cosa o l’altra su queste questioni energetiche, sulle automobili, eccetera eccetera?

I parlamenti nazionali, una volta, ci consentivano di esprimere opinioni. Oggi qual è la distanza tra il cittadino europeo, la democrazia e l’Unione Europea, intesa come governance burocratica che risponde a logiche extraparlamentari?