Donald Trump torna a scuotere la scena internazionale con una raffica di dichiarazioni incendiarie rilasciate ai reporter sull’aereo presidenziale. Al centro, il Venezuela (di cui gli Stati Uniti rivendicano apertamente il controllo) ma anche una serie di avvertimenti (fra cui Colombia e Gronelandia/Danimarca) che toccano l’intero scacchiere geopolitico.
“Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela”, ha detto Trump senza mezzi termini, evitando di chiarire chi sia formalmente al comando a Caracas: “Non chiedetemi chi è al potere, vi darei una risposta molto controversa”. Alla domanda insistente dei giornalisti, il presidente ha ribadito: “Ciò significa che siamo noi al comando”.
Parole che arrivano all’indomani dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Trump ha ammesso che durante il blitz ci sono state “molte vittime nell’altro campo”, aggiungendo che “anche molti cubani sono stati uccisi”, dal momento che una parte consistente della sicurezza dell’ex presidente venezuelano era composta da personale proveniente da Cuba.
L’interesse strategico americano è stato chiarito senza giri di parole: “Gli Stati Uniti hanno bisogno di accesso totale al petrolio e ad altre risorse in Venezuela”. Trump ha inoltre avvertito che un nuovo attacco è possibile “se Caracas sgarrerà”.
Il presidente ha poi sostenuto che anche Cuba è “pronta a cadere”, spiegando che senza il petrolio venezuelano, fortemente sovvenzionato, L’Avana avrebbe difficoltà a resistere: “Non credo sia necessaria alcuna azione, sembra che stia crollando”.
Trump, dalle rivendicazioni sul Venezuela alle nuove minacce a Colombia e Messico
Dalle crisi caraibiche, Trump ha allargato il fronte delle sue dichiarazioni. Nel mirino è finita la Colombia: “È governata da un uomo malato”, ha detto riferendosi al presidente Gustavo Petro, aggiungendo che “l’operazione Colombia mi sembra una buona idea”. Il capo della Casa Bianca ha ipotizzato l’invio di una missione statunitense nel Paese, simile a quella condotta in Venezuela.
Avvertimenti anche al Messico, chiamato a “fare qualcosa” e a “darsi una regolata” sul traffico di droga e sui flussi migratori.
Sul piano strategico globale, Trump è tornato a insistere sulla Groenlandia: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza degli Stati Uniti”. Secondo il presidente, l’isola è “estremamente strategica”, con una presenza crescente di navi russe e cinesi, mentre la Danimarca “non sarebbe in grado di occuparsene”, salvo poi ironizzare sulla sicurezza garantita da “una slitta trainata da cani”.
Non sono mancati riferimenti all’Asia e al Medio Oriente. Trump ha minacciato un rialzo dei dazi all’India se Nuova Delhi non collaborerà sulla questione dell’importazione di petrolio russo. Parole durissime anche contro l’Iran: se i manifestanti verranno uccisi, Teheran “subirà un colpo durissimo” da parte degli Stati Uniti.
Infine, il presidente ha chiarito le priorità dell’amministrazione: “Prima sistemiamo il Venezuela, poi pensiamo alle elezioni”, spiegando che Washington sta già trattando con “le persone che sono appena entrate in carica”.










