Scoperti gli altarini di Trump sull’Iran e c’è ancora chi abbocca all’amo della propaganda

Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’attuale presidente della civiltà talassocratica dell’hamburger, lo ha detto chiaramente, senza infingimenti e senza perifrasi edulcoranti: “Oh Iraniani, continuate a protestare, presto giungerà il nostro intervento”. Quod erat demonstrandum, come volevasi dimostrare.

Rivoluzioni colorate e interessi imperialistici

Non abbiamo allo stato dell’arte la certezza che questa rivolta colorata, o Velvet Revolution che dir si voglia, sia direttamente finanziata da Washington, ma siamo se non altro certi che la civiltà del dollaro la supporta pienamente. Se anche non l’ha direttamente propiziata, non poteva desiderare di meglio per i propri interessi imperialistici sans frontieres. Del resto, non è una novità.

Iran, disallineamento e gendarme del pianeta

Non soltanto l’Iran è un territorio ricchissimo di risorse, ma è altresì uno Stato resistente e disallineato rispetto alla globalizzazione made in USA, ossia quella che ci piace chiamare anglobalizzazione. Non sfugga, oltretutto, la protervia del discorso di Trump, che avrebbe potuto tranquillamente essere quello di Biden, di Bush, di Obama o di Bush Jr.: la protervia di chi si sente titolare di una special mission autoassegnata e del ruolo autoattribuito di gendarme del pianeta. Il copione, come non ci stanchiamo di sottolineare ad nauseam, resta sempre il medesimo dal 1900 ad oggi, da quando scoppiò la Quarta Guerra Mondiale.

Imperialismo, diritti umani e resistenza

Voglio dire il conflitto che la civiltà del dollaro ha dichiarato a tutto il mondo non ancora cadavericamente genuflesso a Washington. Si propiziano e si finanziano rivoluzioni colorate, dal basso ma volute da Washington, con l’obiettivo di far cadere i governi non allineati, intervenendo sempre in astratto per difendere i popoli oppressi e in concreto per tutelare il proprio interesse imperialistico, calpestando il diritto internazionale e violando la sovranità altrui.

Si inventeranno tutto pur di aggredire l’Iran e di far passare, more solito, l’aggressione imperialistica per intervento umanitario: bombe umanitarie, missili democratici, embarghi terapeutici. Si può non avere alcuna stima per il governo teocratico di Teheran, ma è chiaro come il sole che ancor peggio è l’imperialismo statunitense, che non produce mai il transito degli Stati liberati verso la libertà e la democrazia, come insegnano l’Iraq post-Saddam e la Libia post-Gheddafi.

Per questo dobbiamo sperare che l’Iran riesca a resistere alla rivoluzione colorata e all’aggressione imperialistica made in USA, rappresentando oggi un fortilizio di resistenza, come la Russia e come la Cina, contro la libido dominandi della civiltà del dollaro su scala mondiale.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro